- A quale temperatura dare l’antipiretico? La febbre va lasciata sfogare o bisogna intervenire subito?
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Per definizione, la febbre è una variazione di almeno 1°C rispetto alla temperatura basale (in media 36,5°C), quindi si può considerare febbre a partire da 37,5°. La febbre è una reazione del nostro organismo nei confronti di un’infezione, di un virus o batterio, per ridurre la replicazione virale o la proliferazione dei batteri affinché il nostro sistema immunitario sia più efficace nella sua eliminazione.
Pertanto la febbre non va contrastata. Ciò che invece andrebbe contrastato è il malessere che si associa alla febbre: quando il bambino è febbrile può manifestare sintomi quali inappetenza, difficoltà a dormire, può non voler giocare. Tale malessere può essere contrastato con l'antipiretico. Pertanto, non è tanto il grado di temperatura rilevata che ci deve spingere a trattare la febbre, quanto il malessere che manifesta il bambino.
- La febbre: come gestire il trattamento?
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I farmaci consentiti in età pediatrica per il trattamento della febbre sono due: il paracetamolo e l'ibuprofene.
Il paracetamolo è un antipiretico e analgesico che funziona sull'ipotalamo, cioè quella “stazione” che regola l’innalzamento della temperatura, mentre l'ibuprofene è un antinfiammatorio non steroideo che agisce sulla cascata infiammatoria e ha quindi un effetto antinfiammatorio. Paracetamolo e ibuprofene funzionano su due livelli diversi. Quindi, a volte, utilizzare l'uno o l'altro non è la stessa cosa e pertanto è importante chiedere consiglio al medico su quale sia meglio utilizzare.In termini generali si può dire che la prima scelta dovrebbe essere sempre il paracetamolo, perché agisce all'origine dello sviluppo della febbre. In secondo luogo il paracetamolo non ha nessun effetto sulla cascata infiammatoria che, al contrario, è bloccata da ibuprofene. Il blocco dell’infiammazione da parte di ibuprofene non è sempre una componente positiva, perché la cascata infiammatoria serve ad attivare il nostro sistema immunitario affinché reagisca in maniera efficace nei confronti dell'infezione.
Oltretutto non hanno la stessa indicazione d’uso: infatti, il paracetamolo può essere somministrato dalla nascita mentre l’ibuprofene a partire dai tre mesi di vita. Inoltre l'ibuprofene può essere controindicato in particolari condizioni, quali presenza di disidratazione, vomito o diarrea, alcune infezioni come la varicella o manifestazioni come la malattia di Kawasaki.
- Alternare due terapie diverse quando la febbre non scende: consigliato o no?
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Alternare due terapie diverse quando la febbre non scende non è consigliato. Le linee guida della Società Italiana di Pediatria sottolineano l’assenza di letteratura che verifichi la sicurezza di questo tipo di approccio e il principio per cui non è assolutamente necessario dover contrastare la febbre.
Al contrario, la somministrazione di farmaci in eccesso può diventare nociva. Inoltre, in seguito all’alternanza dei farmaci, ci può essere una riduzione troppo rapida della temperatura che può portare al rischio di complicanze, quali le convulsioni febbrili che possono appunto verificarsi quando la febbre sale rapidamente, ma anche quando scende rapidamente. - Meglio una formulazione in sciroppo o in supposte?
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Sicuramente è da preferire la somministrazione orale, grazie alla quale posso dosare in maniera precisa il farmaco rispetto al peso del bambino. Inoltre, l’assorbimento della somministrazione per via orale è migliore rispetto alla somministrazione per via rettale.
La soluzione rettale può essere inficiata dalla stipsi, dalla diarrea, dal fatto che magari non ci rendiamo conto che il bambino poi scarica a distanza di poco tempo dalla somministrazione e quindi in realtà non ha assorbito la supposta.
L'unico motivo per preferire la somministrazione in supposta è quando il bambino vomita e quindi non riesce a trattenere il farmaco. Infine, è importante sottolineare che le supposte non devono essere tagliate, al fine di garantire la somministrazione del corretto dosaggio.
- La febbre è sempre preludio di una malattia o virus?
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Nella gran parte dei casi la febbre è dovuta a una reazione del nostro sistema immunitario nei confronti di un agente infettivo. Bisogna quindi considerarla un'amica e non una nemica.
È importante invece intervenire sui sintomi di malessere associati allo stato febbrile del bambino: se dopo la somministrazione di un antipiretico/analgesico il bambino sta meglio, riprende a giocare, mangiare, ecc., possiamo considerare che probabilmente era la febbre che rendeva apatico il bambino; al contrario, se dopo la somministrazione di antipiretico/analgesico il bambino non si riprende, ad esempio non dà segni di ripresa in termini di condizioni generali, allora è importante rivolgersi al medico per una visita.
- La febbre alta porta a convulsioni o a danni neurologici? Occorre misurarla ogni ora?
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Le convulsioni febbrili non si manifestano in tutti i bambini ma solo in una piccola percentuale predisposta ad averle (circa 3-8 %). Infatti ci sono bambini che hanno una familiarità o che hanno particolari condizioni che li predispongono a sviluppare le convulsioni. Pertanto, quando la febbre sale molto rapidamente o quando scende molto rapidamente, questi bambini possono andare incontro al rischio di convulsioni.
In questi casi l'intervento è quello di mettere il bambino sul fianco, chiamare il 118 e aspettare l'intervento dei sanitari. È molto importante metterlo in una posizione di sicurezza, in modo che non si faccia male durante la crisi e valutare la durata della crisi e le caratteristiche di questa crisi, perché poi potrà essere utile raccontarlo ai medici di pronto soccorso.
Un tempo si pensava che la febbre, se associata alla comparsa di convulsioni, potesse arrivare a danneggiare il cervello. Ecco, non è così. Se il bambino ha un'infezione a livello meningeo o dell'encefalo può manifestare convulsioni, ma il problema è l'infezione che è localizzata lì, non è la febbre che la provoca. La febbre è un sintomo di quell’infezione.
La febbre non va a danneggiare l'encefalo. La temperatura va misurata con un termometro digitale in sede ascellare, sia nei bambini più piccoli sia nei bambini più grandi.
Esistono anche altri termometri, ma quello che ci dà una maggior garanzia di precisione è quello ascellare digitale. Se un bambino dorme non c'è necessità di misurare la temperatura, rischiando di svegliarlo. Inoltre, se il bambino sta dormendo, non dovrebbe essere svegliato né per misurare la temperatura né per somministrare l'antipiretico perché se avesse un malessere si lamenterebbe o si sveglierebbe.
- Mia suocera sostiene “l’antipiretico non si dà mai di giorno, solo alla sera!”
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Falso. Il trattamento della febbre non deve essere sistematico. Infatti, ciò che è importante trattare è il malessere (stanchezza, apatia, rifiuto del cibo, mal di testa…) non l’innalzamento della temperatura corporea. Pertanto, se il malessere associato alla febbre si manifesta di giorno, l’antipiretico andrà somministrato di giorno, così per qualunque momento della giornata. Quindi non c'è un orario scandito o degli orari vietati o consigliati, ma bisogna valutare come appare il bambino ai nostri occhi.
- Mi hanno consigliato panni freschi su ascelle e inguine oppure panno bagnato con aceto tiepido
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Falso. Le spugnature fredde con l'aceto o con l'alcol non agiscono sul processo messo in atto dal nostro organismo che aumenta la temperatura corporea per sfavorire la proliferazione dei germi. Pertanto questa pratica, oltre a non avere un’azione benefica in termini di riduzione della temperatura, non fornisce alcun sollievo al bambino.
In estate al contrario, quando la febbre è molto elevata e anche la temperatura ambientale è elevata, può essere utile farlo giocare in una piscinetta di plastica o in una vaschetta piene di acqua tiepida.
Anche le spugnature con l'acqua fredda o tiepida sarebbero da evitare: il nostro corpo può tranquillamente tollerare temperature alte. In conclusione, è opportuno evitare di ricorrere a ogni escamotage pur di veder scendere la temperatura corporea.
Al limite è possibile spogliare il bambino per permettere al suo corpo di disperdere il calore.
- Bere tanti liquidi fa abbassare la febbre?
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Falso. Bere molto è importante non per abbassare la febbre ma per prevenire la disidratazione: infatti, quando la temperatura sale tanto, l'organismo deve mettere in atto dei meccanismi di difesa e disperde tantissimi liquidi. Inoltre il bambino è abbattuto, mangia poco, beve poco. In queste condizioni uno dei principali problemi è proprio la disidratazione. Quindi è molto importante che bevano tanto per reintegrare i liquidi persi, non per abbassare la febbre. Bisogna anche sottolineare che più sono piccoli più è importante farli bere, perché i bambini piccoli tendono a disidratarsi più facilmente. Uno dei primi segni da notare è che hanno le labbra secche e fessurate perché è proprio lì che le mucose si iniziano ad asciugare.
- Il paracetamolo va assunto necessariamente a stomaco pieno?
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Falso. Il paracetamolo è una molecola non gastrolesiva, cioè non irrita lo stomaco come invece fanno altre molecole in commercio impiegate per la gestione della febbre. Il paracetamolo ha questo grandissimo vantaggio: lo possiamo prendere a stomaco pieno, a stomaco vuoto, prima del pasto, lontano dal pasto, in qualsiasi momento in cui serva curare il malessere.
- Quando il bambino ha la febbre alta devo coprirlo?
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Falso. Quando la febbre è alta, oppure mentre sta salendo, il bambino inizia a lamentare la presenza di brividi o la sensazione di freddo. Tuttavia sarebbe bene non coprirlo, anzi, quando la febbre è molto alta sarebbe meglio spogliarlo e ricoprirlo man mano che il farmaco fa effetto. Quando il bambino ha la febbre alta possiamo coprirlo con un lenzuolino per donargli un po’ di comfort, ma senza impedire la fisiologica termoregolazione del corpo.
- In caso di febbre, bisogna mangiare tanto per affrontare la malattia?
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Falso. Se il bambino ha fame sarà sicuramente più in forze per affrontare la malattia. Però è molto raro che accada perché, mentre si ha la febbre, uno dei primi sintomi è l'inappetenza: l'organismo va in riserva energetica e non ci chiede di mangiare. Quindi sicuramente in questo caso il bambino non va forzato ad alimentarsi ma va assecondato. Bisogna invece incoraggiarlo a bere, anche a sorsetti frequenti e piccoli, per evitare la complicanza della disidratazione.
- Come gestire la febbre per evitare complicanze?
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Per evitare le complicanze associate alla febbre è importante saperle identificare e sapere quando somministrare l’antipiretico. Anzitutto è importante mettere il bambino nelle condizioni di poter far scendere la temperatura: se il nostro ambiente è troppo caldo o copriamo troppo il bambino, questo non può avvenire. Quindi per una corretta gestione della febbre è importante scoprire il bambino, avere un ambiente fresco e cercare di supportarlo con l'idratazione. Infatti, una delle maggiori complicanze della febbre è il rischio di disidratazione. Quindi bisogna far bere il bambino e, se ha voglia di mangiare, preferire alimenti con zuccheri o comunque carboidrati. Nel caso in cui ci sia vomito, diarrea e quindi non sia consigliabile dare soluzioni zuccherine, è possibile impiegare le soluzioni reidratanti orali, che sono poco zuccherine e poco saline e possono aiutare a ristabilire l'equilibrio salino e l'idratazione del bambino, senza peggiorare la diarrea. È anche importante ricordare che, in caso di febbre alta, la disidratazione è data dalla perdita di liquidi con la respirazione.
- Come mi accorgo che mio figlio è disidratato? Se beve poco e non fa pipì, dopo i sali minerali, come comportarsi?
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Accorgersi che il proprio bambino è disidratato o rischia una condizione di disidratazione è importante per evitare pericolose complicanze. Ad esempio, il fatto che il bambino urini poco potrebbe essere motivo di preoccupazione, così come se si avverte una fontanella avallata in un bambino che ha ancora la fontanella palpabile. Anche la presenza di mucose asciutte o un pianto senza lacrime sono segni di disidratazione; oppure se dopo un pizzicotto la pelle appare poco elastica, cioè non riassume la consistenza della pelle di un bambino normalmente idratato. Tutti questi sono segni di una possibile disidratazione del bambino e la soluzione è l'idratazione, cioè fornire al bambino quanti più liquidi possibili. In questi casi, per gestire il malessere del bambino associato alla febbre, il farmaco da preferire è il paracetamolo. Infatti alcune evidenze sottolineano che la somministrazione di ibuprofene nei bambini con vomito, diarrea o con rischio di disidratazione può portare complicanze a livello renale.
- Tutti i bambini sono soggetti a convulsioni?
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Solo una piccola percentuale di bambini può andare incontro a convulsioni febbrili: indicativamente il 5% di bambini in età prescolare, cioè dal primo al quinto anno di vita. In bambini predisposti le convulsioni durante la febbre possono essere delle manifestazioni benigne, che non ci devono far preoccupare perchè non derivano da una patologia neurologica. Come facciamo a sapere se si tratta di una convulsione febbrile? Il bambino mostra una vera e propria perdita di coscienza, con movimenti involontari che possono coinvolgere una parte oppure tutto il corpo. C'è la possibilità che manifesti il trisma: mandibola serrata, blocco del respiro, vomito, rotazione verso l’alto degli occhi. In questo caso il bambino va messo in sicurezza, cioè sul fianco, in modo che in caso di vomito non ci sia rischio di inalazione, che non possa farsi male se avesse movimenti involontari e che, se la lingua dovesse perdere tono, non vada a occludere le vie aeree. Allertare poi subito il servizio di 118.
- Quali sono le complicanze più comuni dell’influenza?
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La maggior parte delle febbri dell'infanzia sono di origine virale e pertanto sono manifestazioni in cui i sintomi vengono gestiti con il farmaco antipiretico analgesico, in attesa che il sistema immunitario elimini l’infezione. Tuttavia in alcuni casi possono esserci delle sovrainfezioni batteriche che vanno a complicare il quadro clinico. In queste situazioni la risoluzione spontanea non avviene e il bambino può anche peggiorare. È quindi necessario contattare il medico e valutare con lui quale sia il giusto approccio: somministrare un farmaco non adeguato potrebbe mascherare la presenza di una sovrainfezione batterica. La prima scelta in automedicazione è sempre quella di utilizzare il paracetamolo perché, non avendo un’azione antinfiammatoria, permette di non coprire i sintomi che possono allertare il genitore della presenza di una sovrainfezione.
- Come misurare la febbre e quali sono i termometri attendibili?
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Per misurare la febbre, c'è un solo metodo raccomandato e standardizzato: il termometro elettronico o digitale. Anche la localizzazione corporea dove misurare la febbre è importante, ovvero sotto l’ascella. Infatti, se ad esempio in caso di otite utilizziamo un termometro auricolare, la temperatura misurata potrebbe non essere attendibile perché in questa condizione può esserci un’infiammazione all’interno dell’orecchio che causa un aumento della temperatura. Tale innalzamento però non è dovuto all’aumento della febbre ma alla presenza di un’infiammazione. Anche la misurazione per via rettale non è consigliata perché all’interno dell'ampolla rettale potrebbero esserci delle feci: se il sensore incontra un ingombro, la misurazione, anche in questo caso, potrebbe non essere attendibile.
- È vero che si possono alternare due terapie diverse quando la febbre non scende?
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Alle volte, quando la febbre è molto alta, capita che non riusciamo ad abbassarla del tutto. Tuttavia è importante ricordare che il nostro organismo è in grado di sopportare temperature corporee elevate e che la febbre ha un ruolo fisiologico di difesa contro i microorganismi patogeni. Pertanto, non va “curata” la febbre in sé, ma il malessere associato. Alternare paracetamolo e ibuprofene è sconsigliato in quanto i farmaci possono avere un’ampia finestra di effetto e quindi, quando procediamo ad alternare i due prodotti, rischiamo di sovrapporre l'effetto di due molecole diverse. Come conseguenza è possibile avere un rapido calo della temperatura che potrebbe favorire, ad esempio, la comparsa di episodi convulsivi nei bambini predisposti.
- Perché a volte la febbre sembra non abbassarsi quando si usa un farmaco antipiretico piuttosto che l’altro?
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A volte quando la temperatura sale molto, ad esempio in caso di infezioni, sembra che il farmaco antipiretico non abbia funzionato. In realtà, l'effetto che si può apprezzare è anche su piccole variazioni di temperatura; ad esempio se la febbre è 40°C, un abbassamento a 38°C costituisce già un effetto del farmaco. Per contrastare l’infezione, l'organismo favorisce una temperatura elevata nella quale i germi non riescono a replicarsi. Non è la febbre in sé che deve essere trattata ma il malessere associato, come inappetenza, forte nervosismo, scarsa voglia di giocare o dormire.
- Febbre 39,5 con l’antipiretico si abbassa a 38,5 - massimo due ore e risale a 39,5 – 40. Così per 2 gg.
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In questo caso è importante cercare di non stressare il bambino misurando spesso la temperatura perchè è già sottoposto al malessere che deriva dalla febbre. Pertanto è consigliabile misurare la febbre solo quando il bambino appare poco reattivo o infastidito, in modo da sapere qual è la temperatura al momento della somministrazione del farmaco. Una volta somministrato l’antipiretico, la temperatura non deve essere misurata in maniera continua, ma va valutata l’assenza di discomfort del bambino: il bambino ha mangiato? il bambino gioca? il bambino dorme? Nel momento in cui notiamo nuovamente uno stato di sofferenza, possiamo rilevare la temperatura e valutare se somministrare il farmaco in base alle indicazioni forniteci dal pediatra.
- Come accorgersi se i bambini hanno dolore e quanto è intenso, soprattutto quando non parlano?
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Spesso è più comune che sia il genitore a comprendere quando il proprio bambino prova dolore, perché conosce le sue abitudini e il modo con cui comunica anche in maniera non verbale. Quindi il dolore costituisce un campanello d'allarme che il genitore può percepire facilmente. In generale alcuni segnali possono essere: il bambino si alimenta meno del solito; il bambino si muove molto di più rispetto al solito; il bambino si mostra più nervoso. Anche il volto può aiutarci: il bambino fa smorfie, aggrotta la fronte o tremula con il labbro. Molto più difficile è riuscire a dare un’interpretazione a questi segnali e soprattutto capire quanto è intenso il dolore. Questo è un aspetto che possiamo valutare attraverso il comportamento del bambino, soprattutto dal suo risparmio funzionale: se il bambino dice che ha dolore ma non si risparmia dal compiere le stesse azioni nella medesima modalità, vuol dire che non ha dolore. Così come quando il bambino dice che ha male alla gola, ma poi mangia normalmente. Al contrario, un bambino che dice di avere male al piede e zoppica o un bambino che non vuole alzarsi dal divano perché prova dolore, dovrebbe essere visitato dal proprio pediatra per una valutazione professionale della condizione.
- Perché il bambino ha mal di gamba, ha male alle gambe?
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Il dolore alle gambe è una condizione che si manifesta abbastanza di frequente, soprattutto nei bambini in età scolare dai 3 ai 12 anni. Alla sera o al pomeriggio il bambino lamenta dolore alle gambe: in questo caso parliamo di dolori di crescita. Il motivo spesso è legato al fatto che i bambini durante la giornata, conducono numerose attività motorie, pur possedendo a quell'età una muscolatura e una competenza cartilaginea articolare limitata. Quindi il loro fisico risulta molto sovraccaricato, spesso in maniera scoordinata per l’età, favorendo l’insorgenza di dolori alle gambe. Di solito questi dolori non hanno una localizzazione precisa, ma si presentano a destra o a sinistra, al ginocchio, oppure alla caviglia o al polpaccio; in ogni caso sono legati all'attività della giornata. Anche questi dolori vanno trattati con un analgesico. In queste condizioni non è indicato l’utilizzo di un antinfiammatorio, a meno che ci sia una specifica prescrizione da parte del pediatra.
- Mal di testa sempre alla sera, è normale a 8 anni?
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Il mal di testa è una condizione più difficile da interpretare. Infatti, con i termini mal di testa, mal di pancia il bambino può indicare anche solo una sensazione di malessere. A volte “mal di testa” vuol dire anche male all'orecchio, ma il bambino comunica al proprio genitore che ha male alla testa perché la localizzazione è quella del capo. Altre volte il mal di testa è qualcosa che hanno sentito dire, per cui se in famiglia c'è qualcuno che soffre di mal di testa il bambino potrebbe riferire di avere mal di testa. Anche in questo caso bisogna valutare l'impatto che la condizione ha sul bambino. Sicuramente va esclusa con il medico la presenza di infezioni a carico delle prime vie respiratorie, sinusiti oppure otiti. Quando c’è una ricorrenza sarebbe utile una visita oculistica per verificare che il bambino ci veda bene, oppure fare una valutazione con il dentista, per escludere la presenza di malocclusioni che possono essere all’origine del mal di testa.
- Dice sempre di avere mal di pancia: come capire se è vero?
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Anche il mal di pancia a volte può essere sintomo di un malessere. Anche in questo caso il dolore può essere difficile da localizzare, perché un bambino al di sotto dei 6-9 anni non è in grado di spiegare in maniera precisa dove risiede il mal di pancia. Così come per il mal di testa, anche in questo caso il genitore deve capire qual è l’impatto del dolore sul bambino: se ha un mal di pancia che non lo fa giocare si dovrebbe richiedere un consulto col pediatra, soprattutto se non è associato a vomito o diarrea. In caso di dolore addominale, la somministrazione di un analgesico come il paracetamolo può essere utile per favorire la riduzione del dolore . L’utilizzo di ibuprofene non è indicato in caso di vomito e diarrea. È inoltre controindicato in generale in bambini che hanno gastrite o esofagite perché può aumentare l’acidità gastrica. In ogni caso, è importante riferirsi al proprio pediatra per una valutazione adeguata delle condizioni del bambino e sulla terapia appropriata da seguire.
- Cosa posso dare per il dolore ai dentini?
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Il dolore ai dentini è molto diffuso ed è probabilmente il primo approccio del bambino col dolore. Molti bambini sono irritabili, infastiditi, toccano spesso le gengive perché le vie del dolore e del tatto sono le stesse. Infatti anche gli adulti, quando si fanno male, si toccano la parte che duole per anestetizzare un po’ la zona. In generale, quando vediamo il nostro bambino sofferente, dobbiamo aiutarlo con un farmaco appropriato perché il dolore va trattato a qualsiasi età. Ad esempio con un farmaco come il paracetamolo che è indicato per la gestione del dolore, grazie alla sua funzione analgesica.
- Cosa è meglio dare quando c'è dolore
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Se consideriamo solo il sintomo dolore sono indicati sia ibuprofene che paracetamolo. Tuttavia le due molecole hanno una differenza: l'ibuprofene ha una spiccata attività antinfiammatoria mentre il paracetamolo no ed evita di mascherare la causa dell’infiammazione, favorendo comunque una riduzione del dolore.
- È importante trattare il dolore nel bambino?
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Trattare il dolore nel bambino è importantissimo. In Italia spesso il dolore non è trattato in maniera adeguata e molti genitori aspettano che passi da solo: tuttavia va sottolineato che il dolore, al contrario della febbre, non ha utilità, ma serve come campanello d’allarme per avvertire il genitore che c'è qualcosa da accertare. Una volta manifestato, mantenere il dolore può essere deleterio perché riduce la qualità della vita senza apportare benefici.
- Quante volte al giorno devo dare la terapia analgesica?
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Il trattamento del dolore deve avvenire in maniera organizzata, “a orologio” e non “al bisogno” come accade invece per la febbre. Pertanto, in linea generale, bisogna seguire le indicazioni del pediatra senza saltare le somministrazioni, rispettando gli orari posologici.
- Quali tipologie di dolore esistono?
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Le tipologie di dolore che esistono in pediatria sono numerose, proprio come nell'adulto: ad esempio il mal di denti, sin da quando sono molto piccoli, a causa della dentizione. Un dolore tipico che non fa dormire il bambino è il mal d'orecchio, oppure il mal di testa e infine bisogna considerare il dolore post operatorio.
- In caso di dolore posso dare lo stesso dosaggio di farmaco indicato per la febbre?
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Il dosaggio di farmaco da somministrare in caso di dolore o febbre è standard. Per quanto riguarda il paracetamolo è circa 15 mg/kg, da somministrare secondo le indicazioni e la posologia fornite dal pediatra.
- Gestire meglio il dolore. Posso alternare due tipologie di farmaci?
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Come regola generale è sempre opportuno evitare di alternare due farmaci, soprattutto in caso di automedicazione. A meno che non sia il pediatra ad indicarlo.
- Che differenze ci sono tra gli antipiretici e qual è il loro uso corretto?
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In pediatria gli antipiretici autorizzati sono due, l'ibuprofene e il paracetamolo. Si è creata nel tempo un po' di confusione sull’utilizzo in maniera indistinta dei due farmaci, ci sono però delle differenze importanti da tenere in considerazione. Il paracetamolo è una molecola che ha capacità antipiretica e analgesica, cioè agisce sulla febbre e sul dolore. L'Ibuprofene invece ha un effetto antipiretico ma anche un effetto antinfiammatorio. Quando il nostro sistema immunitario viene a contatto con un agente infettivo, si attiva una risposta infiammatoria con la produzione di una serie di mediatori, messaggeri, citochine per combattere l'infezione. La risposta infiammatoria pertanto è un meccanismo di difesa del nostro organismo, combatterla quando è in corso un’infezione,, tranne in alcuni casi che reputerà il pediatra,non è funzionale.. Per questo è molto importante decidere quando utilizzare uno o l'altro farmaco. Inoltre, durante i processi infettivi, possono esserci febbre alta, complicanze respiratorie, vomito, dissenteria, che possono portare a disidratazione, cioè il bambino ha meno liquidi nel corpo e questo processo mette a dura prova i reni. Nei casi di disidratazione esiste il rischio di alterazione della funzionalità renale con l’uso di un 'antinfiammatorio, quindi dobbiamo fare molta attenzione in caso di automedicazione ed affidarci sempre al pediatra per avere la corretta prescrizione. Entrambi i farmaci si possono somministrare a stomaco vuoto, in realtà però gli antinfiammatori, hanno un effetto gastrolesivo, possono quindi essere potenzialmente dannosi per lo stomaco. Il paracetamolo può essere somministrato sin dalla nascita, mentre l'ibuprofene solo dai tre mesi di vita.
- Se si sospetta la presenza di streptococco cosa posso dare per alleviare il malessere intanto che aspettiamo il risultato del tampone?
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Lo streptococco è un batterio responsabile di infezioni respiratorie. La risposta infiammatoria in corso di infezione è funzionale a difendersi dal batterio , soprattutto se non si è ancora iniziata una terapia antibiotica. Per alleviare i sintomi associati all’infezione quali febbre e dolore è possibile somministrare il paracetamolo senza interferire con i meccanismi di difesa dell’organismo. Per la corretta diagnosi di streptococco è necessario effettuare il tampone e rivolgersi al pediatra
- In caso di febbre che si rialza dopo poco tempo dall’antipiretico, cosa fare?
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Se la febbre si alza nuovamente dopo poco tempo dalla somministrazione di antipiretico, è importante valutare alcuni parametri. Anzitutto le condizioni generali del bambino e cioè se il bambino, nonostante la febbre, conduce le sue normali attività, quali dormire, mangiare / bere, giocare. Lo scopo della gestione della febbre infatti non è far abbassare la temperatura, ma trattare il malessere del bambino. È importante inoltre controllare la via somministrazione, infatti quando si usano le supposte (via rettale) non tutto il farmaco che somministriamo potrebbe entrare in circolo con conseguenza bassa efficacia del prodotto. In caso di vomito entro 20 minuti dalla somministrazione orale di un antipiretico è possibile procedere con una nuova somministrazione a dose piena oppure passare a una formulazione in supposta in quanto si suppone che il farmaco non sia stato assorbito. Se poi sembra che l’antipiretico non abbia “funzionato” potrebbe essere utile controllare se abbiamo somministrato il farmaco per via orale (che evita di commettere errori di dosaggio rispetto ad altre formulazioni) in base al peso del nostro bambino. Infatti, quando il farmaco non viene somministrato sulla base del peso corretto del bambino potremmo sottodosarlo con conseguente apparente inefficacia del trattamento.
- Quando la febbre è alta va bene mettere un panno fresco sulla fronte?
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I panni freschi o le spugnature con alcol non hanno nessuna utilità in quanto non aiutano ad abbassare la febbre. Inoltre considerato che i bambini sono caldi e sudano, c'è in corso un processo di vasodilatazione che porta all’assorbimento delle sostanze come alcool o aceto che vanno quindi assolutamente evitate. Per dare conforto al nostro bambino è possibile creare un ambiente confortevole, evitando che la stanza in cui soggiorna sia troppo calda e coprendolo il meno possibile. Bere spesso, anche a piccoli sorsi, può aiutare a prevenire la disidratazione e a donare sollievo.
- Mio figlio ha l’influenza. Posso usare un antinfiammatorio per combatterla?
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Quando un bambino entra in contatto con un virus (es. influenza o Covid), la prima risposta è l’infiammazione, che è alla base delle sue difese, attivando il sistema immunitario. Per tale motivo l’infiammazione non deve essere contrastata. Inoltre, utilizzando l'antinfiammatorio nel momento in cui vi è una sovrapposizione batterica, i segni tipici che orientano il pediatra verso questa infezione associata, possono sfumare e quindi ritardare la diagnosi e aumentare la possibilità di complicanze respiratorie importanti. Bisogna sempre prestare attenzione al malessere e se necessario somministrare il paracetamolo.
- Il paracetamolo si può dare indifferentemente a digiuno o dopo i pasti?
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Vero. Paracetamolo può essere somministrato in maniera indifferente sia a stomaco pieno che vuoto. L’idea che paracetamolo debba essere somministrato a stomaco pieno è un falso mito. Inoltre, l’assunzione di cibi può rallentare l’assorbimento del farmaco.
- Va bene somministrare un antipiretico come supposta?
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La formulazione raccomandata di antipiretico per la gestione della febbre è quella orale, come ad esempio lo sciroppo. Tuttavia, in caso di vomito entro 20 minuti dalla somministrazione del farmaco è possibile procedere con una nuova somministrazione oppure, se il bambino non è collaborativo, è possibile passare a una formulazione in supposta. Ricordandoci però che le somministrazioni rettali non garantiscono un dosaggio preciso.
- Quali sono i termometri migliori?
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Per misurare la febbre si raccomanda di utilizzare il termometro digitale elettronico da posizionare sotto l’ascella anche in bambini molto piccoli. È veloce, affidabile e ha meno problematiche di misurazione rispetto ad altri termometri. Perché? Altre forme di termometro possono alterare il risultato, per esempio quello auricolare nel caso di otite in corso può dare risultati diversi tra le due orecchie, mentre per quelli a infrarossi, il sudore può alterare la temperatura rilevata e si possono avere risultati differenti anche in base alla distanza tra l’apparecchio e il bambino.
- Febbre a 38 e mezzo/39 che dopo un giorno passa da sola… può essere un virus?
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La febbre è un sintomo causato non solo da virus ma anche da altri germi che possono penetrare nel nostro organismo. Infatti, la febbre è un meccanismo di difesa che si basa sul rialzo della temperatura corporea e che il nostro corpo utilizza per difendersi da virus e i batteri che, penetrando nel nostro organismo, potrebbero causare un’infezione. È bene ricordare che il nostro corpo è in grado di regolare da solo la febbre: una volta che gli invasori sono stati eliminati, la febbre passa. Quindi se il nostro bambino presenta febbre per un giorno potrebbe essere perché è entrato in contatto con un germe che è stato prontamente eliminato dal suo sistema immunitario. In questo caso, se il bambino non presenta malessere, sarebbe meglio non intervenire sulla febbre con un antipiretico in modo da non ostacolare l’azione delle sue difese immunitarie.
- Che differenze ci sono tra febbre virale e batterica?
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Non esiste un metodo clinico per stabilire con certezza se la febbre sia virale o batterica. La prima grande differenza è il trattamento. Per quanto riguarda le forme virali come l'influenza, l'organismo di un bambino o un adulto sano è in grado di superarle senza necessità di terapie specifiche. Le infezioni di tipo batterico, per esempio l'otite o una ferita che si è infettata, molto spesso possono avere bisogno di una terapia specifica, come l'antibiotico. In questo caso non è possibile l'automedicazione, ma è necessaria una visita dallo specialista che, dopo aver stabilito se l'infezione sia di origine virale o batterica, prescriverà la terapia più corretta. Se il bambino presenta una febbre di cui non sappiamo l’origine, scegliamo in prima battuta il paracetamolo così da non interferire con il processo infiammatorio di contrasto all'infezione, di qualsiasi genere sia. Andare subito a combattere l'infiammazione può machera i sintomi dell’infezione sottostante ritardandone la diagnosi, quindi prima di andare dal pediatra meglio non somministrare un antinfiammatorio.
- Da quale temperatura si deve iniziare a trattare la febbre?
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Normalmente si parla di febbre quando la temperatura corporea, che di norma è intorno ai 36,5-37°C, sale al di sopra dei 37,5°C. Tuttavia, è bene ricordare che la febbre non è un pericolo, ma un meccanismo di difesa che aiuta il nostro organismo a combattere i virus e i batteri invasori causa di infezioni. Lo scopo della gestione della febbre non è l’abbassamento della temperatura corporea al di sotto dei 37,5°C, ma la gestione di quello che viene chiamato malessere (o discomfort) che si manifesta con una variazione delle normali abitudini del bambino, ad esempio del ciclo sonno-veglia o dell’appetito o della volontà di giocare o di muoversi.
- Ho una bimba di cinque mesi e mezzo e qualche volta le è salita la febbre anche solo per un giorno ma non presenta sintomi come ad esempio tosse o raffreddore, potrebbe essere dovuto a uno stato di infiammazione delle gengive?
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Non è escluso che la dentizione dia un rialzo termico, ma nel caso di febbre a 38°C o 39° è molto più probabile che sia in corso una piccola o grande infezione. La dentizione potrebbe anche causare del malessere.
- Devo usare gli antipiretici ogni volta che è presente febbre?
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La febbre, specie nelle forme virali, è uno dei meccanismi del corpo per contrastare l'infezione. La febbre va contrastata quando c’è un discomfort, un malessere. Per malessere si intende una variazione rispetto alle normali abitudini, ad esempio del ciclo sonno-veglia o dell’appetito o della volontà di giocare o di muoversi.
- Quando si ha la febbre anche non alta e il mal di testa non passa né con ibuprofene né con paracetamolo, cosa prendere?
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Quando il bambino ha mal di testa, magari in concomitanza con la febbre, bisogna anzitutto ricordare che l’effetto del farmaco non è immediato. Ci vuole del tempo perché, una volta introdotto nell'organismo, il farmaco arrivi nel sangue e venga distribuito, quindi è necessario dare tempo al farmaco di fare effetto. Inoltre il farmaco andrebbe dato tempestivamente, mentre spesso soprattutto nei bambini si tende ad aspettare, allungando così i tempi di risposta per avere sollievo. Inoltre quando i bambini stanno male tendono a bere e mangiare meno e questo può contribuire a sviluppare cefalea. Per i dolori che non passano con il singolo principio attivo, è sempre importante rivolgersi al proprio pediatra di riferimento per avere un consulto sulla base della specifica condizione del bambino, senza però farsi prendere dal panico, perché ci possono essere tanti fattori che contribuiscono al fatto che la cefalea non rispondere immediatamente al farmaco.
- Mio figlio ha la febbre e beve poco, cosa devo fare?
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Nei giorni in cui il bambino ha la febbre si potrebbe correre il rischio di disidratazione- Questo a causa dell’aumento della temperatura, della frequenza respiratoria, dell’eventuale presenza anche di vomito e/o diarrea, o perché banalmente non beve e mangia a sufficienza. Per contrastare la disidratazione oltre a far bere spesso il bambino, è possibile aiutarlo con le soluzioni reidratanti orali. In questi casi sarebbe preferibile l’uso del paracetamolo in quanto l’ibuprofene nel bambino disidratato può comportare un rischio maggiore per i suoi reni.
- Mio figlio è asmatico. Quale antipiretico devo preferire?
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Nel bambino asmatico è bene preferire il paracetamolo perché l’ibuprofene potrebbe peggiorare i sintomi dell’asma. Tuttavia, prima di procedere con un farmaco in automedicazione, è sempre opportuno chiedere consiglio al proprio pediatra di fiducia.
- Mio figlio sta assumendo una terapia cortisonica orale. Posso usare anche un antipiretico in caso di febbre?
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E’ migliore l'associazione col paracetamolo perché l’uso concomitante di antinfiammatori, tra cui ibuprofene, e di cortisonici orali potrebbe esporre a un maggior rischio di danno gastrointestinale.
- Per l’otite mi è stato detto che l’ibuprofene è consigliato rispetto al paracetamolo. Perché?
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L’otite è un’infiammazione dell'orecchio ed è sempre bene farla valutare dal pediatra e non procedere in autonomia. Sono stati, infatti, segnalati negli ultimi anni casi di sovrainfezione batterica grave in bambini con otite perché, assumendo antinfiammatori in automedicazione, si attenuano i sintomi dell’infezione portando un ritardo nella diagnosi e nella scelta della cura più efficace. In base al tipo di otite e all’intensità di dolore, sarà il pediatra a consigliare il farmaco giusto, paracetamolo o ibuprofene, che sono ugualmente efficaci. In seconda linea, il pediatra potrà valutare la prescrizione di farmaci con l’associazione dei due principi attivi, paracetamolo e ibuprofene.
- Ho il bimbo piccolo che spesso soffre di mal gola con febbre. Quale antipiretico devo preferire?
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Nel sospetto di infezione batterica (es. Streptococco) è importante richiedere sempre una visita dal pediatra che potrà accertarsi delle condizioni del bambino e formulare una corretta diagnosi. In attesa della visita pediatrica, se presente febbre e malessere, può essere utile preferire il paracetamolo all’ibuprofene, perché quest’ultimo può mascherare i sintomi dell’infezione sottostante ritardando la diagnosi e compromettendo il corretto trattamento terapeutico. Lo stesso vale in caso di polmonite o varicella. Si ricorda inoltre che il trattamento concomitante con antinfiammatori e antibiotici (entrambi potenzialmente dannosi per i reni), dovrebbe essere evitato per un maggiore rischio di danno renale. Inoltre paracetamolo e ibuprofene non hanno alcuna indicazione nel trattamento della tosse.
- Mio figlio ha avuto un broncospasmo. È soggetto ad averlo sempre?
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Il broncospasmo è contrazione anomala ed eccessiva della muscolatura bronchiale, che provoca un restringimento dei bronchi, quando l’aria passa fa un “fischio” e l'ossigeno ha un po' più di difficoltà a entrare nel sangue. Può avvenire ad esempio dopo una bronchiolite, che è l'infezione che colpisce i bambini molto piccoli principalmente dovuta al virus respiratorio sinciziale. Si è visto che in una buona percentuale poi si diventa bronco-reattivi, cioè nelle nella prima infanzia si tende a ripresentare il broncospasmo come nei bambini soggetti allergici.
- Come capire quando il neonato prova dolore?
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Nel neonato la valutazione del dolore pone molte sfide, innanzitutto per l’impossibilità di comunicare, che preclude la comprensione e l'autovalutazione del dolore stesso, ma anche per la natura soggettiva e complessa del dolore e per la dipendenza dagli altri, per lo più i genitori, di comprendere i segnali comportamentali e fisiologici del dolore.
Per capire se il neonato prova dolore, i principali comportamenti a cui dovremmo prestare attenzione sono:- vocalizzazioni (es. il pianto)
- espressioni facciali (ad es. mento tremante e aggrottamento della fronte)
- ampi movimenti del corpo (ad es. movimento o tensione delle gambe e del torso)
- variazioni dell’appetito
- alterazioni dello stato di veglia/sonno
- scarsa consolabilità.
Osservare e riportare l’eventuale presenza di questi segnali al pediatra al momento della visita può essere un supporto importante per una corretta valutazione del dolore e del trattamento da parte del medico.
- Dai 37,5 ai 38,5° C è consigliato paracetamolo. Se si lamentano cosa fare? Se dormono li dobbiamo svegliare?
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In caso di virus e batteri, la febbre rappresenta un meccanismo di difesa e non un pericolo per il bambino. Se il bambino si lamenta e presenta malessere va trattato con un antipiretico/analgesico. Invece, se il bambino presenta la febbre non associata al malessere (esempio gioca, mangia ecc), non occorre somministrare alcun farmaco.
Se poi il bambino riposa bene e sta dormendo non c’è bisogno di misurare la temperatura ne di somministrare l’antipiretico ma è bene lasciarlo riposare e permettere al suo corpo di combattere le infezioni. - Meglio paracetamolo in gocce o supposte? Se sputa le gocce cosa devo fare?
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La via preferita per la somministrazione dell’antipiretico dovrebbe essere sempre quella orale. Infatti le gocce permettono un dosaggio più preciso di farmaco evitando sia il sottodosaggio (con conseguente ridotta efficacia del farmaco) che il sovradosaggio.
Se il bambino sputa le gocce immediatamente, possiamo risomministrarle o passare a una diversa formulazione come ad esempio quella in sciroppo.
Quando il bambino vomita o non è collaborativo alla somministrazione per via orale, è opportuno passare alla formulazione per via rettale (supposte).
Le supposte sono da preferire solo nei casi descritti sopra in quanto la somministrazione rettale può comportare una variabilità di assorbimento di paracetamolo legata a diversi fattori, e quindi di efficacia analgesica/antipiretica. Ricordiamo inoltre che le supposte non vanno in nessun caso tagliate per evitare errori di dosaggio.
Se la febbre non passa dopo la somministrazione delle supposte è possibile che ci sia un problema di assorbimento del farmaco e di dosaggio e non di efficacia dello stesso. - Paracetamolo e ibuprofene: quando usare uno o l’altro e quali sono le differenze?
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Paracetamolo e Ibuprofene sono gli unici antipiretici raccomandati in età pediatrica: paracetamolo può essere somministrato fin dalla nascita mentre ibuprofene a partire dai 3 mesi di età. La principale differenza tra paracetamolo e ibuprofene è che il primo è un antipiretico e analgesico senza azione antinfiammatoria mentre il secondo ha azione antipiretica e analgesica cui si somma quella antinfiammatoria. Tuttavia, è bene ricordare che l’infiammazione è un processo attraverso il quale il nostro sistema immunitario combatte le infezioni. Bisogna, inoltre, ricordare che un bambino con la febbre potrebbe essere a rischio di disidratazione sia a causa dello scarso appetito/volontà di bere sia perché con la febbre aumenta la sudorazione e quindi la perdita di liquidi. In questi casi è sempre meglio preferire paracetamolo che, nei bambini con disidratazione, non determina un rischio per la salute dei reni.
Per quanto riguarda il corretto utilizzo, entrambi possono essere usati in maniera indipendente dai pasti anche se l’ibuprofene può avere una maggiore azione gastrolesiva, soprattutto se associato ad altre situazioni (es. trattamento con antibiotici, cortisonici, Helicobacter pilori). Per un uso corretto del farmaco inoltre, è sempre bene ricordare che i due non devono essere alternati senza il consulto del proprio pediatra, per evitare possibili effetti collaterali e che il dosaggio deve essere calcolato in base al peso del bambino.
È preferibile non somministrare l’ibuprofene in: bambini con basso peso alla nascita, bambini con asma, bambini con infezione batterica in atto (es. polmonite), bambini disidratati, bambini in trattamento con cortisonici e antibiotici potenzialmente nefrotossici e/o gastrolesivi, bambini con varicella.
- Quando la febbre risale velocemente senza poter aspettare i tempi di risomministrazione di paracetamolo o ibuprofene: cosa fare?
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Se dopo somministrazione di antipiretico, il malessere del bambino è diminuito non è importante che persista il rialzo termico. È bene sapere che il paracetamolo (15 mg per Kg/dose per 4 volte al giorno) o l’ibuprofene (10 mg per Kg/dose per 3 volte a giorno) hanno identica efficacia contro febbre e/o dolore e che una mancata efficacia del paracetamolo è spesso legata a un dosaggio errato, ad esempio il farmaco non è stato adeguatamente dosato in base al peso.
È importante inoltre controllare la via di somministrazione, infatti quando si usano le supposte (via rettale) non tutto il farmaco che somministriamo potrebbe entrare in circolo con conseguenza bassa efficacia del prodotto. In caso di vomito entro 20 minuti dalla somministrazione orale di un antipiretico è possibile procedere con una nuova somministrazione a dose piena oppure passare a una formulazione in supposta in quanto si suppone che il farmaco non sia stato assorbito.
Se pensi che il farmaco somministrato non abbia fatto abbassare la febbre, per la sicurezza del tuo bambino, ricorda di evitare di alternare gli antipiretici (paracetamolo o ibuprofene) senza il consulto del pediatra.
Tra un somministrazione e l’altra possiamo scoprire il bambino, non tenerlo in braccio per non scaldarlo ulteriormente e farlo soggiornare in un ambiente fresco, garantire l’idratazione cercando di farlo bere spesso. - Il mio bambino nato pretermine e di basso peso, ha un rialzo termico a 38,5° C, che antipiretico devo utilizzare?
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Anzitutto è bene ricordare che la febbre non va trattata in base al valore della temperatura misurata col termometro ma dell’eventuale malessere manifestato.
Se, dopo aver valutato le condizioni generali del nostro bambino, decidiamo di somministrare un antipiretico, dobbiamo ricordare che i bambini nati pretermine e sottopeso potrebbero avere una ridotta funzionalità renale ed essere quindi più suscettibili a problemi nel caso in cui assumano farmaci potenzialmente dannosi per i reni. Infatti, il paracetamolo è l’unico antipiretico che può essere somministrato sotto i 3 mesi di vita. Inoltre, se il bambino è a rischio disidratazione o è disidratato perché ha bevuto poco o sudato molto, e che quindi potrebbe già presentare un importante impegno renale, è preferibile utilizzare il paracetamolo, preferendo la somministrazione per via orale. Se il bambino è nato pretermine o sottopeso è sempre opportuno consultare il pediatra per avere una consulenza professionale e adeguata al singolo caso.In generale, in automedicazione, è preferibile somministrare paracetamolo in prima linea in attesa della visita con il pediatra.
- Qual è la temperatura normale nei neonati?
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Nei neonati, viene considerata normale la temperatura (misurata sotto l’ascella con termometro digitale) tra 37°C e 37,8°C se il bambino ha un età entro i 3 mesi (0-3 mesi) e tra 37,2°C e 37,8°C se il bambino ha un’età compresa tra 3 mesi e 1 anno.
- Prime malattie e prime vaccinazioni: cosa è utile avere in casa con i neonati?
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Quando si ha un neonato, potrebbe essere utile avere in casa un piccolo kit di primo soccorso per evitare di farci trovare ‘’impreparati’’:
- un termometro digitale ascellare per controllare la temperatura in caso di sospetta presenza di febbre
- paracetamolo in gocce/supposte da poter somministrare in base al peso in caso di febbre/malessere.
Poiché paracetamolo può essere somministrato fin dalla nascita e ibuprofene a partire dai 3 mesi di vita, sarebbe preferibile avere in casa paracetamolo come antipiretico di scelta.
- Come posso capire se mio figlio è disidratato?
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Riconoscere la disidratazione nei bambini è cruciale per evitare complicanze. Segni come scarsa minzione, fontanella avallata (in un bambino che ha ancora la fontanella palpabile), mucose asciutte, pianto senza lacrime e pelle poco elastica indicano disidratazione. In questi casi, è importante far bere spesso il bambino per aiutarlo a reintegrare i liquidi persi e preferire come antipiretico paracetamolo al posto di ibuprofene per evitare possibili complicanze renali.
- Convulsioni febbrili, come affrontare tranquilli la febbre?
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Le convulsioni febbrili, sebbene non siano un fenomeno abbastanza comune, spaventano molto i genitori.
I bambini che presentano convulsioni hanno una determinata predisposizione che spesso prescinde dalla temperatura raggiunta.
Le convulsioni possono essere ‘’semplici’’, con una durata inferiore ai 15 minuti e ‘’complesse’’, che possono durare anche più di un quarto d’ora. Un aspetto che va compreso è che le crisi semplici, “classiche”, sono eventi che sì preoccupano molto i genitori, ma non lasciano segni nel bambino.
Nel caso in cui si verifichi una convulsione, è bene chiamare immediatamente i soccorsi e nel frattempo bisogna ricordare di:- appoggiare il bambino su un fianco
- assicurarsi che non ci siano oggetti vicino con cui può farsi male.
- scoprirlo
- non inserire le dita in bocca al bambino
- in episodi successivi, solo dopo istruzioni da parte del pediatra, può essere possibile somministrare al bambino farmaci in grado di risolvere la crisi convulsiva.
È sempre raccomandato far visitare il bambino dopo una crisi convulsiva e descrivere l’episodio al medico in maniera puntuale in termini di durata e manifestazioni: in questo modo sarà possibile per il pediatra determinare la necessità di esami specifici. In caso di crisi convulsiva si consiglia di non mettersi in auto per condurre il bambino a visita ma di chiamare un’ambulanza.
La somministrazione di farmaci antipiretici non è efficace nel prevenire nuovi episodi di convulsione febbrile. - Dove va misurata la temperatura a un neonato? Con quale termometro?
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Il termometro digitale elettronico può essere comodo da posizionare sotto l’ascella anche in bambini molto piccoli che hanno la febbre. È veloce, affidabile e ha meno problematiche di misurazione rispetto ad altri termometri. Questo perché altre forme di termometro possono alterare il risultato. Per esempio, quello auricolare nel caso di otite in corso, può dare risultati diversi tra le due orecchie, mentre per quelli a infrarossi, il sudore può alterare la temperatura rilevata e si possono avere risultati differenti anche in base alla distanza tra l’apparecchio e il bambino.
La misurazione rettale può risultare imprecisa nel caso di patologie a carico dell’intestino.
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Consigli utili, esperienze personali e risposte alle domande più comuni su come affrontare i sintomi influenzali. Ogni video offre informazioni preziose e suggerimenti pratici.
I protagonisti
Insieme ai medici pediatri, anche 5 mamme e due papà hanno aderito a questa iniziativa per dare una corretta informazione sul tema della febbre e del dolore in età pediatrica.
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Martina Panagia
Conduttrice televisiva, sui suoi canali social parla di tematiche legate al mondo delle mamme, con dirette con esperti.
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Arianna Borzacchelli
Vive a Napoli, ha due figli maschi, da anni coltiva una passione per l’artigianato handmade.
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Stefania Natali
Vive a Taranto, ha due gemelli Brando e Penelope e una bambina, Bianca. In lotta contro il tempo, da qui il secondo nome “F(r)ettadiMamma”.
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Valerio Albanese
Vive a Roma con i suoi bambini, Sole e Brando. Attivo nel settore Family Travel, si batte per la parità di genere ed è contro gli stereotipi.
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Giorgia Ceci
Giorgia Ceci è una digital creator romana, mamma di 3 bambini, Giordan, Sebastian e Mathias. Sul suo profilo parla di Lifestyle, Kids & Home Decor.
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Dott.ssa Valentina Paolucci
Medico chirurgo specialista in Pediatria. Sui social è “la dottoressa dei bambini”.
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Dottor Marco Nuara
Specialista in Pediatria - Perfezionamento in Neonatologia, Immunologia, Allergologia e Gastroenterologia