12 marzo 2024 martedì

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Il tuo bambino ha la febbre? Niente paura impariamo a conoscerla

LE RISPOSTE DEL PEDIATRA ALLE DOMANDE EMERSE DALLA DIRETTA

A quale temperatura dare l’antipiretico? La febbre va lasciata sfogare o bisogna intervenire subito?

Per definizione, la febbre è una variazione di almeno 1°C rispetto alla temperatura basale (in media 36,5°C), quindi si può considerare febbre a partire da 37,5°. La febbre è una reazione del nostro organismo nei confronti di un’infezione, di un virus o batterio, per ridurre la replicazione virale o la proliferazione dei batteri affinché il nostro sistema immunitario sia più efficace nella sua eliminazione.

Pertanto la febbre non va contrastata. Ciò che invece andrebbe contrastato è il malessere che si associa alla febbre: quando il bambino è febbrile può manifestare sintomi quali inappetenza, difficoltà a dormire, può non voler giocare. Tale malessere può essere contrastato con l'antipiretico. Pertanto, non è tanto il grado di temperatura rilevata che ci deve spingere a trattare la febbre, quanto il malessere che manifesta il bambino.

La febbre: come gestire il trattamento?

I farmaci consentiti in età pediatrica per il trattamento della febbre sono due: il paracetamolo e l'ibuprofene.
Il paracetamolo è un antipiretico e analgesico che funziona sull'ipotalamo, cioè quella “stazione” che regola l’innalzamento della temperatura, mentre l'ibuprofene è un antinfiammatorio non steroideo che agisce sulla cascata infiammatoria e ha quindi un effetto antinfiammatorio. Paracetamolo e ibuprofene funzionano su due livelli diversi. Quindi, a volte, utilizzare l'uno o l'altro non è la stessa cosa e pertanto è importante chiedere consiglio al medico su quale sia meglio utilizzare.

In termini generali si può dire che la prima scelta dovrebbe essere sempre il paracetamolo, perché agisce all'origine dello sviluppo della febbre. In secondo luogo il paracetamolo non ha nessun effetto sulla cascata infiammatoria che, al contrario, è bloccata da ibuprofene. Il blocco dell’infiammazione da parte di ibuprofene non è sempre una componente positiva, perché la cascata infiammatoria serve ad attivare il nostro sistema immunitario affinché reagisca in maniera efficace nei confronti dell'infezione.

Oltretutto non hanno la stessa indicazione d’uso: infatti, il paracetamolo può essere somministrato dalla nascita mentre l’ibuprofene a partire dai tre mesi di vita. Inoltre l'ibuprofene può essere controindicato in particolari condizioni, quali presenza di disidratazione, vomito o diarrea, alcune infezioni come la varicella o manifestazioni come la malattia di Kawasaki.

Alternare due terapie diverse quando la febbre non scende: consigliato o no?

Alternare due terapie diverse quando la febbre non scende non è consigliato. Le linee guida della Società Italiana di Pediatria sottolineano l’assenza di letteratura che verifichi la sicurezza di questo tipo di approccio e il principio per cui non è assolutamente necessario dover contrastare la febbre.
Al contrario, la somministrazione di farmaci in eccesso può diventare nociva. Inoltre, in seguito all’alternanza dei farmaci, ci può essere una riduzione troppo rapida della temperatura che può portare al rischio di complicanze, quali le convulsioni febbrili che possono appunto verificarsi quando la febbre sale rapidamente, ma anche quando scende rapidamente.

Meglio una formulazione in sciroppo o in supposte?

Sicuramente è da preferire la somministrazione orale, grazie alla quale posso dosare in maniera precisa il farmaco rispetto al peso del bambino. Inoltre, l’assorbimento della somministrazione per via orale è migliore rispetto alla somministrazione per via rettale.

La soluzione rettale può essere inficiata dalla stipsi, dalla diarrea, dal fatto che magari non ci rendiamo conto che il bambino poi scarica a distanza di poco tempo dalla somministrazione e quindi in realtà non ha assorbito la supposta.

L'unico motivo per preferire la somministrazione in supposta è quando il bambino vomita e quindi non riesce a trattenere il farmaco. Infine, è importante sottolineare che le supposte non devono essere tagliate, al fine di garantire la somministrazione del corretto dosaggio.

La febbre è sempre preludio di una malattia o virus?

Nella gran parte dei casi la febbre è dovuta a una reazione del nostro sistema immunitario nei confronti di un agente infettivo. Bisogna quindi considerarla un'amica e non una nemica.

È importante invece intervenire sui sintomi di malessere associati allo stato febbrile del bambino: se dopo la somministrazione di un antipiretico/analgesico il bambino sta meglio, riprende a giocare, mangiare, ecc., possiamo considerare che probabilmente era la febbre che rendeva apatico il bambino; al contrario, se dopo la somministrazione di antipiretico/analgesico il bambino non si riprende, ad esempio non dà segni di ripresa in termini di condizioni generali, allora è importante rivolgersi al medico per una visita.

La febbre alta porta a convulsioni o a danni neurologici? Occorre misurarla ogni ora?

Le convulsioni febbrili non si manifestano in tutti i bambini ma solo in una piccola percentuale predisposta ad averle (circa 3-8 %). Infatti ci sono bambini che hanno una familiarità o che hanno particolari condizioni che li predispongono a sviluppare le convulsioni. Pertanto, quando la febbre sale molto rapidamente o quando scende molto rapidamente, questi bambini possono andare incontro al rischio di convulsioni.

 In questi casi l'intervento è quello di mettere il bambino sul fianco, chiamare il 118 e aspettare l'intervento dei sanitari. È molto importante metterlo in una posizione di sicurezza, in modo che non si faccia male durante la crisi e valutare la durata della crisi e le caratteristiche di questa crisi, perché poi potrà essere utile raccontarlo ai medici di pronto soccorso.

 Un tempo si pensava che la febbre, se associata alla comparsa di convulsioni, potesse arrivare a danneggiare il cervello. Ecco, non è così. Se il bambino ha un'infezione a livello meningeo o dell'encefalo può manifestare convulsioni, ma il problema è l'infezione che è localizzata lì, non è la febbre che la provoca. La febbre è un sintomo di quell’infezione.

La febbre non va a danneggiare l'encefalo. La temperatura va misurata con un termometro digitale in sede ascellare, sia nei bambini più piccoli sia nei bambini più grandi.

Esistono anche altri termometri, ma quello che ci dà una maggior garanzia di precisione è quello ascellare digitale. Se un bambino dorme non c'è necessità di misurare la temperatura, rischiando di svegliarlo. Inoltre, se il bambino sta dormendo, non dovrebbe essere svegliato né per misurare la temperatura né per somministrare l'antipiretico perché se avesse un malessere si lamenterebbe o si sveglierebbe.