14 marzo 2024 giovedì

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Come gestire le possibili complicanze della febbre

LE RISPOSTE DEL PEDIATRA ALLE DOMANDE EMERSE DALLA DIRETTA

Come gestire la febbre per evitare complicanze?

Per evitare le complicanze associate alla febbre è importante saperle identificare e sapere quando somministrare l’antipiretico. Anzitutto è importante mettere il bambino nelle condizioni di poter far scendere la temperatura: se il nostro ambiente è troppo caldo o copriamo troppo il bambino, questo non può avvenire. Quindi per una corretta gestione della febbre è importante scoprire il bambino, avere un ambiente fresco e cercare di supportarlo con l'idratazione. Infatti, una delle maggiori complicanze della febbre è il rischio di disidratazione. Quindi bisogna far bere il bambino e, se ha voglia di mangiare, preferire alimenti con zuccheri o comunque carboidrati. Nel caso in cui ci sia vomito, diarrea e quindi non sia consigliabile dare soluzioni zuccherine, è possibile impiegare le soluzioni reidratanti orali, che sono poco zuccherine e poco saline e possono aiutare a ristabilire l'equilibrio salino e l'idratazione del bambino, senza peggiorare la diarrea. È anche importante ricordare che, in caso di febbre alta, la disidratazione è data dalla perdita di liquidi con la respirazione.

Come mi accorgo che mio figlio è disidratato? Se beve poco e non fa pipì, dopo i sali minerali, come comportarsi?

Accorgersi che il proprio bambino è disidratato o rischia una condizione di disidratazione è importante per evitare pericolose complicanze. Ad esempio, il fatto che il bambino urini poco potrebbe essere motivo di preoccupazione, così come se si avverte una fontanella avallata in un bambino che ha ancora la fontanella palpabile. Anche la presenza di mucose asciutte o un pianto senza lacrime sono segni di disidratazione; oppure se dopo un pizzicotto la pelle appare poco elastica, cioè non riassume la consistenza della pelle di un bambino normalmente idratato. Tutti questi sono segni di una possibile disidratazione del bambino e la soluzione è l'idratazione, cioè fornire al bambino quanti più liquidi possibili. In questi casi, per gestire il malessere del bambino associato alla febbre, il farmaco da preferire è il paracetamolo. Infatti alcune evidenze sottolineano che la somministrazione di ibuprofene nei bambini con vomito, diarrea o con rischio di disidratazione può portare complicanze a livello renale.

Tutti i bambini sono soggetti a convulsioni?

Solo una piccola percentuale di bambini può andare incontro a convulsioni febbrili: indicativamente il 5% di bambini in età prescolare, cioè dal primo al quinto anno di vita. In bambini predisposti le convulsioni durante la febbre possono essere delle manifestazioni benigne, che non ci devono far preoccupare perchè non derivano da una patologia neurologica. Come facciamo a sapere se si tratta di una convulsione febbrile? Il bambino mostra una vera e propria perdita di coscienza, con movimenti involontari che possono coinvolgere una parte oppure tutto il corpo. C'è la possibilità che manifesti il trisma: mandibola serrata, blocco del respiro, vomito, rotazione verso l’alto degli occhi. In questo caso il bambino va messo in sicurezza, cioè sul fianco, in modo che in caso di vomito non ci sia rischio di inalazione, che non possa farsi male se avesse movimenti involontari e che, se la lingua dovesse perdere tono, non vada a occludere le vie aeree. Allertare poi subito il servizio di 118.

Quali sono le complicanze più comuni dell’influenza?

La maggior parte delle febbri dell'infanzia sono di origine virale e pertanto sono manifestazioni in cui i sintomi vengono gestiti con il farmaco antipiretico analgesico, in attesa che il sistema immunitario elimini l’infezione. Tuttavia in alcuni casi possono esserci delle sovrainfezioni batteriche che vanno a complicare il quadro clinico. In queste situazioni la risoluzione spontanea non avviene e il bambino può anche peggiorare. È quindi necessario contattare il medico e valutare con lui quale sia il giusto approccio: somministrare un farmaco non adeguato potrebbe mascherare la presenza di una sovrainfezione batterica. La prima scelta in automedicazione è sempre quella di utilizzare il paracetamolo perché, non avendo un’azione antinfiammatoria, permette di non coprire i sintomi che possono allertare il genitore della presenza di una sovrainfezione.