22/09/2022

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Cosa sono i probiotici tindalizzati

Prima di entrare nel merito dell’argomento è opportuna una premessa.

Il tubo digerente di ogni individuo ospita un vero e proprio ecosistema, noto come microbiota, composto da oltre mille specie batteriche, che costituisce un sistema complesso e dinamico, specifico per ogni segmento dell’apparato digerente e fondamentale sia per lo svolgimento delle funzioni intestinali sia per il benessere generale dell’individuo. L’avvento di tecniche sofisticate, infatti, hanno permesso di sequenziare, ossia “leggere”, il materiale genetico – il cosiddetto “microbioma” – di questi batteri, valutando al tempo stesso la relazione tra disbiosi, cioè l’alterazione del normale equilibrio tra le specie microbiche, e alcune malattie.

 

I probiotici

Il termine “probiotico” è ormai entrato nel gergo comune e indica quei microrganismi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l'organismo. Per completezza di definizione, alimenti/integratori con probiotici sono quegli alimenti che contengono, in numero sufficientemente elevato, microrganismi probiotici vivi e attivi, in grado di raggiungere l'intestino, moltiplicarsi ed esercitare un'azione di equilibrio sulla microflora intestinale mediante colonizzazione diretta. Si tratta quindi di alimenti in grado di promuovere e migliorare le funzioni di equilibrio fisiologico dell'organismo attraverso un insieme di effetti aggiuntivi rispetto alle normali attività nutrizionali. In altri termini, sono stati identificati numerosi ceppi di “batteri buoni”, per lo più appartenenti alle specie Bifidobacterium e Lactobacillus, che permettono di ripristinare l’equilibrio della microflora intestinale rivelandosi utili in disturbi intestinali (classicamente gastroenterite, sindrome dell’intestino irritabile, diarrea da antibiotici) come pure extraintestinali. I probiotici, in effetti, agiscono attraverso vari meccanismi, tra cui si possono ricordare: la produzione di sostanze antimicrobiche, che contrastano cioè la crescita di altri microrganismi, la competizione con i germi patogeni, di cui riducono l’adesione alla mucosa intestinale, la riduzione del pH, un effetto sulla motilità intestinale, la riduzione dell’infiammazione locale (effetto antinfiammatorio), il rafforzamento delle giunzioni tra le cellule intestinali (riduzione della permeabilità intestinale e aumento della funzione barriera) e la stimolazione delle difese naturali.  

 

I postbiotici

Da circa una decina d’anni a questa parte, è stato introdotto il concetto di postbiotici, per distinguere i microorganismi vivi (es. probiotici) da preparati biologicamente attivi contenenti microorganismi morti e i loro metaboliti, quali enzimi, vitamine, amminoacidi.

Si sono succedute definizioni varie di postbiotici, la più recente e forse esaustiva è quella della ISAPP (International Scientific Association of Probiotics and Prebiotics) del 2021, che definisce postbiotico una “preparazione di microrganismi inanimati e/o loro componenti che conferisce un beneficio per la salute dell'ospite”.

 

 Probiotici “tindalizzati”

I probiotici “tindalizzati”, detti anche probiotici non vitali o paraprobiotici, o più in generale postbiotici, sono ottenuti mediante la tindalizzazione che è un trattamento termico frazionato che richiama il fisico britannico John Tyndall, ideatore di un metodo di sterilizzazione basato su cicli di esposizione al calore (tra 70 e 100 °C) alternati a periodi di incubazione a temperatura più bassa. I probiotici tindalizzati sono dunque ceppi batterici inattivati con questo procedimento, grazie al quale sono incapaci di riprodursi ma ugualmente in grado di impedire l’insediamento di germi patogeni e promuovere la ricolonizzazione dell’intestino da parte di batteri “buoni”. Ma perché inattivare dei probiotici che, per imposizioni normative, devono soddisfare di per sé rigorosi requisiti normativi? I vantaggi sono molteplici: un’ulteriore garanzia di sicurezza, importante soprattutto per gli individui vulnerabili, legata al fatto che i batteri inattivati, come già detto, non sono in grado né di proliferare né di scambiare materiale genetico con altri microrganismi, il che azzera la probabilità di acquisizione e diffusione di resistenza agli antibiotici come pure di interferenza – in particolare nei neonati – con la formazione del microbiota fisiologico. La tindalizzazione non impedisce, anzi facilita, il rilascio di sostanze benefiche da parte dei ceppi probiotici (tali sostanze possono essere così assorbite direttamente dall’intestino, mentre i probiotici vivi, per poter produrre i propri effetti utili, devono aderire alla mucosa) e ne agevola il trasporto e la conservazione, grazie alla maggiore stabilità. I probiotici tindalizzati, dunque, mantengono le proprietà dei probiotici.

I probiotici tindalizzati vengono impiegati nel trattamento di diarrea, colite, allergie, dermatiti atopiche e patologie respiratorie. Essi sono altresì in grado di poter regolare il sistema immunitario e la composizione del microbioma intestinale.

Inoltre, possono essere associati a protettori della mucosa, come per esempio il tannato di gelatina, costituito dall’associazione di gelatina e acido tannico, un antiossidante naturale di origine vegetale. L’azione del tannato di gelatina è meccanica, in quanto esso crea un film adesivo sulla mucosa intestinale, determinando un effetto protettivo verso la possibile aggressione dei batteri patogeni e un’azione antinfiammatoria indiretta.

 

 

 

 

Bibliografia

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