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Rimedi naturali, omeopatia e malattie da raffreddamento


Rimedi naturali, omeopatia e malattie da raffreddamento



Gennaio 2011. Come ogni anno, la curva di incidenza dell'influenza subisce una drastica impennata, arrivando al picco. Un concetto che, tradotto in epidemiologia spicciola, può essere sintetizzato in milioni di italiani a letto, guance bollenti, nasi gocciolanti, colpi di tosse e starnuti, indolenzimenti generalizzati e stanchezza, cefalea, talvolta anche nausea. Tutti sintomi che, si sa, durano solo pochi giorni, ma che chiunque vorrebbe evitare o alleviare nel più breve tempo possibile. I farmaci, antipiretici e antinfiammatori in testa, aiutano a stare meglio e sono sicuri: è ampiamente dimostrato. Tuttavia, molti preferirebbero ricorrere ad altre soluzioni, affidandosi alle proprietà di estratti di erbe e piante officinali oppure a rimedi omeopatici. Fino a che punto è ragionevole questo atteggiamento? Quale può essere il ruolo di questi rimedi naturali nel contesto del trattamento dell'influenza? E quando è indispensabile riconvertirsi ai medicinali convenzionali?

Fitoterapia e dintorni
Partiamo precisando che, contrariamente a quanto molti credono, la fitoterapia non è l'antitesi della farmacologia, semmai una sua "prozia". Tant'è che molte molecole di largo impiego in svariati ambiti della medicina derivano da sostanze di origine vegetale, talvolta leggermente trasformate per renderle più efficaci o meno tossiche per l'organismo umano. Parlando di influenza, un esempio per tutti è l'acido acetilsalicilico, ottenuto per modificazione del composto antipiretico precursore estratto dalla corteccia del salice (di per sé molto meno tollerato a livello gastrico). Questo è un aspetto che non dovrebbe essere sottovalutato da chi non ama assumere medicinali "non naturali".

Altro punto critico: benché sull'azione terapeutica e sulla sicurezza di molti rimedi fitoterapici siano stati condotti numerosi studi, nella stragrande maggioranza dei casi non è stato possibile arrivare a conclusioni definitive. In sostanza, ciò significa che la loro efficacia clinica non può essere garantita né quantificata con certezza: quindi, potrebbero essere utili in alcune persone, ma non in altre, oppure sostanzialmente ininfluenti sull'andamento della patologia, per tutti. A riguardo, una "delusione" recente è venuta dall'Echinacea, spesso consigliata per prevenire raffreddori e malanni stagionali nei bambini: in base ai dati di uno studio condotto da ricercatori dell'American College of Physicians, assumere gli estratti di questo fiore non proteggerebbe più di quanto sia in grado di fare un placebo (ossia una compressa del tutto inattiva farmacologicamente). Ciò non significa che si debba necessariamente evitarla (anche perché una precedente analisi della letteratura scientifica operata dagli esperti del gruppo Cochrane, in realtà, ne aveva segnalato una seppur modesta efficacia), ma semplicemente che non ci si può aspettare un'azione antivirale miracolosa.

In altri casi, i rimedi naturali possono contribuire a migliorare il benessere soggettivo, attenuando alcuni sintomi particolarmente fastidiosi e dando, perché no, anche un senso di rassicurazione. Vale, ad esempio, per la liquirizia, la malva, la camomilla e la menta assunte sotto forma di losanghe, infusi o tisane per lenire tosse e mal di gola. Come vale per il miele (meglio se di castagno o tiglio), sciolto negli stessi liquidi o nel latte caldo, e per la propoli, sostanza che oltre all'azione antinfiammatoria può vantare anche una leggera attività antibatterica e antivirale, particolarmente vantaggiose in caso di infezioni delle prime vie aree.

Potenzialità e limiti dell'omeopatia
Sull'omeopatia le opinioni si sprecano, gli studi clinici un po' meno. C'è chi la difende a spada tratta, sulla scorta di dati scientifici complessivamente poco convincenti ed entusiaste testimonianze dirette, e c'è chi osserva l'omeopatia con un certo sospetto. Il Ministero della Salute è tra questi. Non tanto perché  possa essere di per sé dannosa, ma perché chi si affida in via preferenziale all'omeopatia rischia di posticipare l'avvio di terapie più mirate, specifiche ed efficaci andando incontro a disagi maggiori o, addirittura, a complicanze severe che avrebbero potuto essere evitate consultando il medico e assumendo i farmaci giusti fin dall'inizio.
In definitiva, come regolarsi? Semplicemente seguendo il buon senso. Se si amano la fitoterapia o l'omeopatia, si è adulti complessivamente sani e il malanno è lieve, nulla vieta di scegliere il rimedio che si ritiene in linea con i propri bisogni e le proprie attese. In presenza di vera influenza, febbre alta (oltre 38,5C) o tosse intensa, invece, meglio rivolgersi subito al medico e seguire le indicazioni del caso. Se si è anziani e/o già in trattamento con altri farmaci, poi, prima di assumere fitoterapici in capsule, compresse o sciroppi è sempre raccomandabile informare il medico, a prescindere dalla motivazione.

Fonte: Ministero della Salute