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Antibiotici, usarli bene per stare meglio


Antibiotici, usarli bene per stare meglio



Gli antibiotici sono farmaci preziosi, talvolta indispensabili, per combattere le infezioni batteriche più disparate che possono colpire qualunque parte dell'organismo. Ma sono un'arma di cui stiamo rischiando di rimanere privi a causa di una scarsa consapevolezza dei rischi associati al loro uso improprio. Da troppo tempo, infatti, ricorriamo agli antibiotici con eccessiva leggerezza, spesso assumendoli anche quando non sarebbero realmente necessari o senza seguire fedelmente le indicazioni del medico rispetto ai dosaggi e alla durata della terapia. Questo atteggiamento, moltiplicato per milioni di persone e decenni di trattamento, oltre che non aiutarci a stare meglio, ha promosso lo sviluppo di batteri in grado di resistere all'azione di questi farmaci senza esserne danneggiati. Ciò ha reso gli antibiotici disponibili sempre meno efficaci, senza che, nel frattempo, la ricerca medica sia stata in grado di individuarne di nuovi. Non è un problema da poco. Le malattie infettive rappresentano da sempre il principale problema di salute dell'uomo e la nostra possibilità di controllarle è irrimediabilmente legata proprio all'efficacia degli antibiotici.

Fortunatamente, siamo ancora in tempo per cercare di arginare il fenomeno. Ma per farlo dobbiamo imparare a usare gli antibiotici in modo corretto, lasciando da parte suggestioni popolari e abitudini consolidate e facendo riferimento alle raccomandazioni che medici e istituzioni sanitarie diffondono con sempre maggior convinzione soprattutto nella stagione invernale (vedi: antibioticoresponsabile.it), quando l'uso di questi farmaci tipicamente subisce un'irragionevole impennata per la cura di malattie da raffreddamento che, in realtà, li richiedono solo in minima parte.

Le regole per non sbagliare
Le regole fondamentali da rispettare, a prescindere dal tipo di infezione presente, per un uso corretto e per trarre dagli antibiotici i massimi benefici, senza correre rischi né promuovere lo sviluppo di microrganismi resistenti, sono essenzialmente tre:

  • assumerli soltanto quando servono davvero, su indicazione del medico;
  • usare l'antibiotico giusto, nella quantità giusta, per tutto il periodo di tempo prescritto;
  • evitare il "fai da te" anche quando si pensa di sapere come ci si deve curare.

Le motivazioni sono semplici:

  • Punto uno. Gli antibiotici non sono tutti uguali e per ottenere una reale azione terapeutica è essenziale assumere quello più appropriato per contrastare il batterio all'origine dell'infezione. La scelta spetta sempre al medico. Di solito, in prima battuta viene proposto un antibiotico a largo spettro, ossia capace di contrastare un numero abbastanza ampio dei batteri più diffusi. Se questa terapia non è sufficiente si deve passare ad antibiotici più mirati che focalizzano la loro azione antibatterica su un unico o pochi tipi di microrganismi. In questo caso, di solito, prima di indicare il farmaco da usare, il medico prescrive alcuni esami di laboratorio necessari per identificare il microrganismo patogeno con precisione (per esempio un prelievo di sangue, un tampone faringeo o l'analisi del muco bronchiale, un esame colturale delle urine o delle feci ecc.). Attenzione: usare l'antibiotico sbagliato non cura l'infezione e debilita ulteriormente l'organismo dando ai patogeni maggiori possibilità di fare danni.
  • Punto due. Tempi e dosi efficaci sono precisamente stabiliti per ciascun antibiotico. Assumere quantità di farmaco superiori non accelera la guarigione. Assumerne di meno non permette di eliminare l'infezione e rischia di farla persistere molto a lungo (cronicizzazione), creando seri disagi e rendendo i batteri patogeni sempre più difficili da contrastare (è quel che purtroppo avviene, per esempio, in molti casi di cistite malgestita). Discorso analogo vale per la durata della terapia e gli intervalli tra le dosi. Se il medico prescrive l'antibiotico due volte al giorno per 5 giorni lo si dovrà prendere esattamente così: anche se già il terzo giorno si ha la sensazione di essere guariti grazie all'effetto del farmaco, l'infezione di fondo non è ancora completamente controllata e interrompere il trattamento può determinare una ricaduta di malattia.
  • Punto tre. Anche se l'antibiotico prescritto dà problemi (per esempio, mal di stomaco o affaticamento) non si deve abbandonare spontaneamente il trattamento, ma segnalare i disturbi al medico che, se possibile, suggerirà un altro farmaco caratterizzato da proprietà antinfettive analoghe, ma meglio tollerato a livello soggettivo, oppure proporrà ulteriori rimedi in grado di attenuare gli effetti collaterali sperimentati.

Antibiotici e malattie da raffreddamento
Contro le malattie da raffreddamento, gli antibiotici servono poco e, nella maggior parte dei casi, per nulla. Influenza e sindromi simil-influenzali, raffreddore, mal di gola, otiti sono quasi sempre provocate da virus, non da batteri, e usare gli antibiotici contro i virus è come offrire un pezzo di pane a un assetato: non si risolve il problema, semmai lo si aggrava.
Quando si è vittima dell'influenza le uniche strategie realmente utili per tutti consistono nello stare a riposo (possibilmente a letto) in un ambiente confortevole, bere molto, mangiare cibi leggeri e nutrienti, assumere frutta e verdura per fare il pieno di vitamine e ricorrere a farmaci antipiretici per abbassare la febbre che di solito accompagna la malattia per alcuni giorni. Gli antibiotici possono essere suggeriti dal medico soltanto in casi molto particolari, per esempio in chi soffre di malattie respiratorie o cardiovascolari croniche e negli anziani fragili, per prevenire o curare possibili infezioni batteriche secondarie facilitate dall'influenza (in particolare, polmoniti).

In caso di raffreddore, gli antibiotici non servono mai. Si devono sopportare rinorrea e naso chiuso e aspettare che passino. Se il fastidio è notevole si può ricorrere, con parsimonia e per non più di 4-5 giorni, a decongestionanti nasali e a suffumigi con vapore. Anche il mal di gola nella maggioranza dei casi è provocato da virus e va alleviato con decongestionanti locali (pastiglie, risciacqui del cavo orale con soluzioni disinfettanti ecc.). Soltanto se è molto intenso, associato a febbre che tende a persistere oltre 2-3 giorni nonostante l'uso di antipiretici, può essere necessario un intervento con antibiotici, ma a stabilirlo e a dire quale farmaco usare deve sempre essere il medico.

La tosse può essere solo uno dei sintomi dell'influenza oppure una patologia a sé. Nel primo caso, per la terapia sono sufficienti rimedi che aiutano a sedarla (sedativi della tosse) o a eliminare il muco bronchiale in eccesso (mucolitici ed espettoranti). Agli antibiotici può essere necessario ricorrere se la situazione non migliora in 4-5 giorni e c'è il rischio di un'infezione batterica dei bronchi o dei polmoni. Anche in questo caso, a decidere se è davvero il caso di prescriverli sarà il medico.

Fonti