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Influenza e meningite: due realtà epidemiologiche differenti stimolano riflessioni analoghe sull’opportunità di prevenzione


Influenza e meningite: due realtà epidemiologiche differenti stimolano riflessioni analoghe sull'opportunità di prevenzione



L'ultimo caso, segnalato il 14 gennaio, si è verificato a Livorno ed è da meningococco C. Ma sul web si rincorrono notizie di altri casi, come quello di un episodio virale a Fidenza e di uno pneumococcico a Perugia. La parola chiave, insomma, è sempre la stessa: "meningite".

È sufficiente che compaia nel titolo, magari accostata all'altro termine "allarme", per suscitare subito il desiderio irrefrenabile di leggere la notizia, salvo poi scoprire che non si tratta di una forma contagiosa. Si è diffuso, insomma, un clima di tensione che, oltre a destare nuovi dubbi e stimolare corse alla vaccinazione, sembra alimentare continuamente una psicosi collettiva nella quale sembra non trovare spazio l'interesse per altre infezioni altrettanto rilevanti. Questo nonostante le rassicurazioni delle istituzioni sanitarie, che escludono categoricamente lo scenario di un'epidemia in atto. Il Professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli Studi di Milano, propone in un'intervista ulteriori importanti delucidazioni.

  • Il medico si trova spesso a gestire l'ansia dei propri assistiti, soprattutto quando si crea un clima generalizzato di preoccupazione come è accaduto per la meningite. Quali sono i messaggi di rassicurazione più opportuni?

È fuori discussione che la drammaticità degli episodi che si sono verificati recentemente determina un inevitabile impatto emotivo. La meningite meningococcica, d'altra parte, è caratterizzata da un decorso fulmineo, che dal pieno benessere fa precipitare un individuo in condizioni critiche se non addirittura nel coma e nella morte. Come però si legge nel comunicato n. 1 del Ministero della Salute del 3 gennaio scorso al momento non esiste alcuna situazione epidemica, la circolazione dei germi che causano la malattia è nella norma attesa in linea coi numeri degli ultimi anni: nel 2016 sono stati segnalati 178 casi di meningite da meningococco, con un'incidenza in lieve aumento rispetto al triennio 2012-14, ma in diminuzione rispetto al 2015. Ciò è dovuto alla presenza in Toscana di una trasmissione più elevata che nel resto d'Italia, dove la situazione è costante, soprattutto per quanto riguarda l'infezione da meningococco di tipo C negli adulti già notata nel corso del 2014. Il numero totale dei casi di meningite, dovuti, quindi, anche agli altri germi indicati, è passato da 1479 nel 2014, a 1815 nel 2015 e a 1376 nel 2016, quindi con una discreta diminuzione rispetto al biennio passato. Per esempio, si sono verificati 940 casi di meningite da pneumococco nel 2016 (rispetto ai 1256 casi del 2015) e 80 da emofilo (rispetto ai 131 del 2015). La letalità della meningite è di circa il 10% nei casi dovuti a pneumococco (98 deceduti su 940 pazienti nel 2016) e di circa il 12% nei casi da meningococco (21 su 178 pazienti), che aumenta al 23% nel caso in cui il ceppo di meningococco sia il C (13 su 51 pazienti): deve far invece riflettere che nel 2015 i morti per incidenti stradali sono stati quasi 3500.L'andamento della meningite, dunque, è rimasto stabile, e la realtà atipica toscana, caratterizzata dalla prevalenza del ceppo St11, non giustifica alcun allarmismo. Tanto più che l'incidenza è tendenzialmente più elevata in inverno-primavera.

  • Malgrado riserve e preconcetti sulle vaccinazioni di fronte ai recenti casi di meningite c'è stata una corsa alla vaccinazione. Come si spiega questa contraddizione e quale dovrebbe essere l'informazione corretta da veicolare ai cittadini?

Proprio per il suo carattere rapido e devastante la meningite ha modificato l'atteggiamento nei confronti delle vaccinazioni, promuovendo un vero e proprio assedio dei centri vaccinali. L'aspetto positivo in questo frangente è rappresentato dalla maggiore sensibilità della popolazione nei confronti della prevenzione: un'opportunità, questa, che dovrebbe essere sfruttata per richiamare l'attenzione all'impatto di altre infezioni, dall'influenza al morbillo e di conseguenza alla necessità di protezione. In altri termini il medico dovrebbe rilanciare il concetto che non soltanto la meningite ma anche molte altre infezioni, a diffusione molto più ampia, possono portare a morte. Si potrebbe così tentare di sovvertire la tendenza del progressivo calo della copertura vaccinale rilevato negli ultimi anni.

  • Influenza e meningite: quali sono segni e sintomi comuni, che possono essere fuorvianti nella diagnosi iniziale?

L'influenza può dare luogo a segni di meningismo, ma presenta sintomatologia e decorso differenti. Malgrado un quadro clinico iniziale apparentemente simile la meningite, infatti, a parte la febbre elevata, si accompagna ad un rapido deterioramento delle condizioni generali, e alla comparsa di altri importanti segni quali vomito a getto e petecchie. Naturalmente non deve mai mancare l'attenzione del medico: nel caso della meningite i margini di intervento sono molto limitati in termini di tempo (poche ore), mentre l'influenza può dare luogo a complicanze successive, responsabili ogni anno di 8000-10.000 decessi.

  • La meningite terrorizza. L'influenza, invece, non sembra far paura, tanto che spesso questo termine viene impiegato a sproposito e con leggerezza. Qual è la sua personale opinione relativamente alla modalità con cui queste due malattie vengono percepite?

Ancora una volta si deve riflettere sul fatto che le morti da meningite meningococcica sono fulminee e per lo più in soggetti in condizioni di salute buona, mentre quelli da influenza si verificano per lo più in soggetti fragili: questo condiziona una percezione nettamente diversa delle due patologie.

Relativamente alle strategie di prevenzione raccomandate, va ricordato che il piano suggerito dalle società scientifiche prevede la vaccinazione contro il meningococco B nel primo anno di vita, contro il meningococco C (o il vaccino tetravalente) nel secondo anno, il vaccino tetravalente con eventuale integrazione del vaccino contro il meningococco B dal 12° anno. Il target sono dunque bambini e adolescenti, mentre nella fascia d'età adulta dovrebbero vaccinarsi soltanto alcune categorie di soggetti immunodepressi. Soltanto in Toscana sono in corso misure temporanee di offerta gratuita contro il meningococco C, presso i servizi vaccinali pubblici territoriali (Servizi di Igiene Pubblica e Distrettuale) e i medici di Medicina generale, alle persone d'età compresa tra 20 e 45 anni, nell'intento di eliminare i portatori sani, ossia le persone cheospitano dei microrganismi patogeni senza però presentare sintomi della malattia (oltre i 45 anni è prevista la compartecipazione al costo della spesa). Va segnalato infine che i nuovi Lea hanno incluso le vaccinazioni già previste dal Calendario nazionale 2012-2014, tra cui, nel caso specifico, quella contro il meningococco C nei nuovi nati e quelle previste dal nuovo Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2017-2019: meningococco B nei nuovi nati e meningococco tetravalente ACWY135 negli adolescenti.

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