L'andamento della stagione influenzale 2013-2014

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I dati epidemiologici della decima settimana del 2014, compresa dal 3 al 9 marzo, confermano la tendenza alla riduzione dell'incidenza delle sindromi influenzali - scesa al 3,53 per mille - che era già stata osservata dopo la quinta settimana, nella quale era stato toccato il valore massimale (circa 6,5 casi per mille). Il profilo epidemiologico si è mantenuto più basso e parallelo a quello dell'anno precedente fino all'ultima settimana dell'anno (intorno al 2 per mille), a partire dalla quale si è osservata la caratteristica ascesa verso il picco, che nella stagione 2012-2013 aveva toccato il 10 per mille tra la quinta e la sesta settimana.

"La fascia d'età 0-4 anni è quella che notoriamente registra il maggior numero di casi: nella decima settimana ha registrato un'incidenza dell'8,27 per mille (la settimana precedente era stata dell'11,13 per mille)", commenta il professor Alessandro Zanetti, responsabile del Centro di Riferimento per la Sorveglianza Virologica dell'Influenza in Lombardia. "Va detto però che i dati sin qui registrati - poco meno di 3,8 milioni di casi di influenza dall'inizio della sorveglianza - sono ben lontani da quelli della stagione 2004-2005 (in cui l'incidenza massima aveva raggiunto il 15 per mille circa) e che, nel complesso, si sono rivelate fondate le previsioni circa una forma di influenza modesta sotto il profilo dell'impatto clinico".

Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno va poi rilevato che nella decima settimana l'incidenza dell'influenza è risultata quasi dimezzata (nel 2013, infatti, si trovava ancora al 6 per mille e aveva raggiunto il valore attuale alla dodicesima settimana). Se l'andamento proseguisse perciò su questa rotta ci si dovrebbe attendere una conclusione altrettanto più precoce della stagione epidemica, ma l'Istituto Superiore di Sanità invita alla prudenza, affermando che "se è vero che il picco di incidenza raggiunto nell'attuale stagione è inferiore a quello osservato nella maggior parte delle precedenti stagioni influenzali, tuttavia si osserva una maggiore durata della stagione epidemica". I casi di influenza gravati da complicanze sono stati finora 34 e si sono verificati tutti in soggetti ultra65enni a rischio: 4 sono stati i deceduti e i restanti 30 erano portatori di patologie, mentre gli accessi in pronto soccorso per influenza hanno rappresentato il 10% di tutte le visite per sindromi respiratorie acute. "La realtà della Lombardia rispecchia l'andamento nazionale anche se il picco dell'influenza, verificatosi alla sesta settimana,è stato intorno al 5 per mille, e dunque più basso di quello nazionale", precisa Zanetti. "Un aspetto da segnalare è che in questa regione sono stati finora isolati soltanto due dei tre virus: nel 73% dei casi l'H3N2 e nel restante 27% l'H1N1 (il virus pandemico), del tutto in sintonia con i ceppi inclusi nel vaccino, che resterà invariato anche nella prossima stagione. I dati ufficiali sulla copertura della popolazione non sono ancora disponibili, ma per quanto si sia osservato un leggero incremento è improbabile che sia stato raggiunto il valore target del 75%".

Per quanto riguarda le proiezioni future, per quanto l'influenza non sia una malattia prevedibile, è bene ribadire sempre alcuni messaggi chiave di estrema utilità per il medico di medicina generale. "Innanzitutto evitare inutili allarmismi, che rischiano di sortire l'effetto contrario, e fornire sempre alla popolazione un'informazione equilibrata su rischi e complicanze dell'influenza", afferma Zanetti. " sempre utile ricordare l'importanza di una corretta igiene delle mani, le buone norme di igiene respiratoria e naturalmente la profilassi, da estendere anche all'età pediatrica: malgrado polemiche e opinioni contrastanti, è opportuno sottolineare che il vaccino a subunità è sicuro e indicato già a partire dal sesto mese di vita e che i bambini, come dimostrano i dati, per la propria condizione di verginità immunologica, sono più esposti ai virus influenzali, che contribuiscono a diffondere nella collettività".

In conclusione, l'influenza rimane per sua natura un'infezione prevenibile, grazie alla disponibilità del vaccino specifico, ma, per quanto la stagione 2013/2014 non abbia riservato sorprese, non sempre prevedibile, a causa della probabilità di riassortimento dei virus. Per questa ragione la sorveglianza è sempre doverosa per la protezione della popolazione e, soprattutto, per la salvaguardia degli individui più a rischio di complicanze che talvolta, come dimostrano i dati, possono essere purtroppo letali.




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