Il clima influenza l'influenza?

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Ogni anno abbiamo due inverni e due epidemie influenzali

Come è noto, l'epidemia influenzale si sviluppa tipicamente nella stagione invernale. Tuttavia, anche se l'epidemiologia stagionale dell'influenza è ben caratterizzata, le ragioni alla base della predominante diffusione invernale non sono ancora ben chiare.1

Studi sperimentali hanno dimostrato che condizioni climatiche di temperatura fredda e asciutta favoriscono la trasmissione virale.1 Un ulteriore elemento favorente sembra essere la ridotta esposizione ai raggi ultravioletti e i conseguenti bassi livelli di vitamina D prodotta dalla pelle, suggerendo quindi un possibile ruolo protettivo della somministrazione di tale vitamina, nei confronti delle infezioni respiratorie.2

Composizione raccomandata dei vaccini anti-virus influenzale per la stagione 2016-2017 nell'emisfero boreale3

Per i vaccini trivalenti:

· A/California/7/2009 (H1N1)pdm09-like virus

· A/Hong Kong/4801/2014 (H3N2)-like virus

· B/Brisbane/60/2008-like virus

Per il vaccino quadrivalente, in aggiunta ai suddetti tre ceppi:

· B/Phuket/3073/2013-like virus

In ogni caso, molte variabili sembrano essere coinvolte nella dinamica stagionale della virulenza dei ceppi influenzali. Iniziamo con l'osservare che esistono di fatto due stagioni invernali in tutto il mondo e quindi due diverse epidemie influenzali ogni anno, in due diversi periodi dell'anno: una investe l'emisfero a nord dell'equatore (da novembre a marzo) e una riguarda l'emisfero a sud dell'equatore (da maggio a settembre).1 Tant'è che l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda due diverse formulazioni di vaccino ogni anno, una per l'emisfero boreale (nord dell'equatore) e una per quello australe (sud dell'equatore).3

Fattori ambientali e individuali in risposta alle variazioni climatiche

La stagione invernale potrebbe favorire lo sviluppo di focolai influenzali per diversi motivi ambientali:4

1. Maggior tempo trascorso in luoghi chiusi, favorendo così la trasmissione da persona a persona.

2. Aumento dei viaggi e dei contatti durante le vacanze invernali.

3. Maggiore sopravvivenza del virus con le basse temperature.

Inoltre, sono state ipotizzate ulteriori teorie mirate soprattutto a variazioni che possono verificarsi nell'organismo durante la stagione invernale:1,4

1. Disidratazione delle mucose, a causa dell'aria fredda e asciutta, con conseguente ridotta capacità di espulsione del virus.

2. Fluttuazioni stagionali dell'efficienza immunitaria.

3. Ridotti livelli di melatonina e, come già accennato, di vitamina D.

Aria fredda e bassa umidità: i due principali alleati del virus influenzale

Tuttavia, nonostante l'ampia documentazione dei cicli stagionali dell'influenza e la curiosità per quanto riguarda le cause, abbiamo tutt'ora a disposizione pochi dati concreti per indicare chiaramente il motivo per cui il picco di infezione da virus influenzale si verifica in inverno.1

Studi sperimentali su animale hanno però evidenziato l'importanza di due fattori ambientali: bassa umidità relativa (20-40%) e bassa temperatura (5 °C). La concomitanza di questi due elementi favorirebbe l'attacco del virus influenzale attraverso tre meccanismi:1

1. Respirare aria asciutta può causare essiccazione della mucosa nasale, con danno epiteliale e/o ridotta clearance muco-ciliare, che a sua volta rende l'organismo più suscettibile alle infezioni da virus respiratori.

2. L'esposizione a lungo termine all'aria asciutta può influenzare la crescita del virus dell'influenza nel tratto respiratorio superiore, e può effettivamente svolgere un ruolo nella stagionalità influenza. La stabilità dei ceppi influenzali si è dimostrata massima con una umidità relativa del 20-40%.

3. Il cosiddetto bio-aerosol, ossia l'emissione di micro-praticelle di saliva in cui può essere trasportato il virus, è di dimensioni minori in condizioni di aria secca (<5 micron di diametro), potendo così persistere più a lungo nell'aria. Al contrario, in condizioni di elevata umidità relativa, le goccioline respiratorie assumono più acqua, divenendo quindi più grandi e pesanti, e permangono sospese nell'aria per minor tempo. Riducendo in tal modo la possibilità di trasmissione di agenti patogeni.

Questi dati sono stati confermati da uno studio effettuato in concomitanza con la pandemia da H1N1 del 2009. Tale studio ha rilevato che la trasmissione tramite bio-aerosol del virus dell'influenza H3N2 è più efficiente in condizioni di freddo asciutto. Nel 2009 si registrò infatti nell'emisfero settentrionale un livello insolitamente alto di attività del virus influenzale durante i mesi primaverili ed estivi, in correlazione con un clima con bassa umidità relativa e temperature inferiori alla media stagionale, a cui è seguita una diffusa epidemia già alla fine di ottobre, circa 2,5 mesi prima del solito (vedi figura 2).5

Andamento anomalo della stagione influenzale 2015-2016

Con queste premesse, è più facile comprendere l'andamento anomalo dell'attuale epidemia influenzale, in possibile correlazione con l'altrettanto insolito clima invernale che ha investito la Penisola in questi mesi. Come evidenziato da tutti i media, abbiamo infatti assistito a un inverno con un clima particolarmente mite, con temperature superiori alle medie stagionali.

L'epidemia influenzale 2015-2016 (come si può osservare dalle figure 1 e 2, tratte dal rapporto epidemiologico InflunNet della settimana dal 22 al 28 febbraio 2016, curato dall'Istituto Superiore di Sanità) si mantiene su livelli bassi, relativamente al 2014-2015 (figura 1) e agli ultimi anni (figura 2). Il picco è particolarmente tardivo, a cavallo tra febbraio e marzo 2016, tuttora in fase lentamente crescente, alimentato prevalentemente dalle classi di età pediatriche.6


Figura 1.6

Intensità dell'epidemia influenzale 2015-2016 rispetto a quella del 2014-2015

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Figura 2.6

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Attualmente l'incidenza totale è pari a 6,20 casi per mille assistiti (19,02 nella fascia di età 0-4 anni, 15,69 nella fascia di età 5-14 anni, 4,62 nella fascia 15-64 anni e 1,75 negli individui di età ≥ 65 anni). Il numero di casi stimati nella settimana dal 22 al 28 febbraio è stata pari a circa 377.000, su un totale, dall'inizio della sorveglianza, di circa 3.072.000 casi.6

È evidente che la situazione metereologica, con il repentino abbassamento delle temperature che ha portato freddo e neve in Italia nella seconda metà di febbraio, ha influito un modo decisivo sul picco influenzale. Notando tuttavia la bassa incidenza sulla popolazione anziana (alla quale è dedicata una particolare attenzione per la pratica preventiva della vaccinazione anti-influenzale), si può ritenere che la copertura vaccinale sia tuttora efficiente. Pertanto, l'allarme su un ipotetico declino di tale prevenzione, corrispondente a un picco influenzale tardivo, sembra essere scongiurato.

Bibliografia

1. Lowen AC, Mubareka S, Steel J, Palese P. Influenza Virus Transmission Is Dependent on Relative Humidity and Temperature. PLoS Pathog 2007; 3: 1470-6.

2. Cannell JJ, Vieth R, Umhau JC, et al. Epidemic influenza and vitamin D. Epidemiol Infect 2006;134:1129-40.

3. WHO recommendations on the composition of influenza virus vaccines. http://www.who.int/influenza/vaccines/virus/recommendations/en/

http://www.who.int/influenza/vaccines/virus/recommendations/2016_17_north/en/

Ultimo accesso 8 marzo 2016.

4. Weather and the flu season. NPR Day to Day, December 17 2003.
http://www.npr.org/player/v2/mediaPlayer.html?action=1&t=1&islist=false&id=1551913&m=1551914
Ultimo accesso 8 marzo 2016.

5. Steel J, Palese P, Lowen AC. Transmission of a 2009 pandemic influenza virus shows a sensitivity to temperature and humidity similar to that of an H3N2 seasonal strain. J Virol 2011;85:1400-2.

6. Istituto Superiore di Sanità. Rapporto Epidemiologico InfluNetRapporto N. 19 del 2 Marzo 2016 http://www.iss.it/binary/iflu/cont/Influnet_2016_08.pdf

Ultimo accesso 8 marzo 2016.




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