angelini

Influenza 2014-15: stato dell’arte e prevedibili sviluppi


Influenza 2014-15: stato dell'arte e prevedibili sviluppi



Iniziata un po' in anticipo sulle previsioni, con i primi casi ufficiali registrati già verso la fine di ottobre, in Italia l'influenza della stagione 2014-15 si è diffusa con una certa indolenza fino a Natale, complici le temperature relativamente miti lungo tutta la Penisola e la persistenza di ceppi virali già incontrati da molti durante la stagione precedente. Ciò non significa, tuttavia, che i mesi autunnali siano stati esenti da febbre, raffreddori, mal di gola, tosse e disturbi gastroenterici, fastidi sostenuti da innumerevoli virus "minori", tra rhinovirus, rotavirus e virus simil-influenzali, con cui hanno dovuto fare i conti milioni di italiani, sia tra i bambini sia tra gli adulti.

I principali virus dell'influenza in circolazione quest'anno, vale a dire A/California/7/2009 (H1N1), A/Texas/50/2012 (H3N2) e B/Massachusetts/2/2012 (lineaggio B/Yamagata) contenuti sia nel vaccino 2014-15 sia nel precedente 2013-14, hanno iniziato a infettare un discreto numero di persone a partire dalla metà di dicembre (causando circa 100mila casi totali nella settimana dall'8 al 14 dicembre), per prendere piede soprattutto durante le feste di fine anno (circa 240mila casi dal 29 dicembre al 4 gennaio), favoriti dai contatti ravvicinati in occasione di pranzi, cene e auguri di rito, dalla frequentazione di luoghi affollati e a elevato rischio di contagio e dal peggioramento climatico, che ha sorpreso con inattesi fiocchi di neve anche diverse Regioni del Sud. Grazie a questo colpo di coda, l'incidenza dell'influenza a livello nazionale ha subito una netta impennata nelle prime due settimane di gennaio 2015 (5,88 casi per mille abitanti all'11 gennaio; 8,55 casi per mille abitanti al 18 gennaio), avviando con la tradizionale determinazione la risalita verso il picco. Stando alle previsioni, la massima diffusione dei contagi dovrebbe essere raggiunta entro la metà di febbraio.

Finora, il numero totale degli ammalati si è mantenuto abbastanza in linea con quello delle passate stagioni (superando il milione di casi nei primi giorni del nuovo anno e arrivando e arrivando a oltre 2,5 milioni alla fine di gennaio), ma non è escluso che si possano avere infelici sorprese a breve, stante il ridotto tasso di vaccinazioni antinfluenzali registrato nel periodo autunnale in tutte le fasce d'età (finora rimasto al di sotto del 50% e di circa un terzo inferiore rispetto alle stagioni passate), soprattutto a causa dei timori riguardo alla sicurezza di alcuni lotti di preparato stagionale circolati all'inizio della campagna vaccinale (prime settimane di novembre). Ancorché tali timori siano stati prontamente fugati dalle analisi effettuate dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dalle minuziose verifiche supportate dalla stessa azienda produttrice, la preoccupazione di possibili effetti collaterali ha scoraggiato molti italiani dall'assumere per tempo il vaccino antinfluenzale e ciò potrebbe determinare un maggior tasso di contagi nelle prossime settimane, con seri rischi di complicanze soprattutto tra i più anziani. Va ricordato, infatti, che mediamente il numero medio complessivo di ammalati in ogni stagione influenzale è circa 4-4,5 milioni e che, di questi, circa 8mila hanno esito infausto a causa dell'età molto avanzata o della copresenza di malattie croniche importanti.

Al momento, in Italia, l'influenza 2014-15 non sembra aver determinato quadri clinici particolarmente impegnativi. Tuttavia, non è il caso di abbassare la guardia, soprattutto in occasione di viaggi all'estero. In base ai dati raccolti dall'European Center for Disease Control and Prevention (ECDC), infatti, il principale virus influenzale in circolazione in Europa appartiene al ceppo H3N2, di norma associato a sintomatologie peggiori, seria compromissione respiratoria, complicanze gravi e a un elevato tasso di mortalità. Che ci si sia vaccinati o meno, per evitare di essere contagiati da questo specifico ceppo le istituzioni sanitarie europee e statunitensi raccomandano di adottare le consuete norme igienico-comportamentali, a partire dal lavaggio frequente delle mani con acqua e sapone o con gel disinfettanti e dal mantenere una distanza di sicurezza da persone con sintomi, dal momento che il vaccino antinfluenzale utilizzato quest'anno nell'emisfero settentrionale sembra offrire una protezione soltanto parziale nei confronti di questo virus, modificatosi geneticamente negli ultimi mesi.

Nella stragrande maggioranza dei casi, i sintomi osservati tra gli italiani che si sono malati finora sono quelli abituali: febbre tendenzialmente elevata (38-39,5 °C) per alcuni giorni, indolenzimento a ossa e muscoli, notevole stanchezza, mal di gola, tosse, raffreddore, cefalea e, talvolta, disturbi gastroenterici, soprattutto in età pediatrica. Quando compaiono, per evitare di soffrire troppo, guarire più rapidamente ed evitare complicanze, è consigliabile rimanere in casa, a riposo (preferibilmente a letto), mangiare cibi nutrienti e digeribili, bere in abbondanza (specie se la febbre fa sudare molto), e assumere farmaci antipiretici, come paracetamolo o ibuprofene, per attenuare i sintomi più fastidiosi. Fondamentale ricordare che gli antibiotici contro l'influenza non servono e che, in ogni caso, deve essere il medico a prescriverli, insieme a fermenti lattici indirizzati a prevenire i disturbi intestinali che tipicamente accompagnano l'assunzione di questi farmaci.

In caso di adolescenti e adulti complessivamente sani, il medico va interpellato se la febbre si mantiene elevata nonostante ripetute assunzioni di antipiretico (2-3 dosi a 4-6 ore di distanza), se compaiono sintomi poco chiari (per esempio, eruzioni cutanee o rigidità nucale) o se insorgono difficoltà respiratorie significative. In caso di anziani, malati cronici, bambini nei primi anni di vita e donne in gravidanza, invece, un consulto medico è sempre raccomandabile fin dall'esordio per affrontare il malanno in modo appropriato e prevenire peggioramenti potenzialmente rischiosi. Da evitare, invece, il ricorso ai Pronto Soccorso o ad altri servizi d'emergenza se il quadro clinico non è così serio da giustificarlo: l'unico risultato è stancarsi inutilmente su poltroncine scomode, rischiando di stare peggio e sottraendo tempo e risorse mediche ad ammalati più gravi che del Pronto Soccorso hanno realmente bisogno.