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Il bambino con la febbre di solito è in uno stato di malessere generalizzato, è abbattuto e ha scarso appetito. Molto più spesso che nell'adulto, quando il bambino ha la febbre si osserva anche un ingrossamento dei linfonodi, ma non necessariamente nell'area più vicina alla sede dell'infezione che ha causato l'innalzamento della temperatura. Ad esempio, se la febbre è stata indotta da un disturbo respiratorio, probabilmente a ingrandirsi saranno soprattutto le ghiandole linfatiche presenti alla base della testa e nel collo, ma non è escluso che anche quelle localizzate a livello dell'inguine o delle ascelle possano aumentare di dimensioni. È un fenomeno del tutto normale e non deve spaventare. Un approfondimento da parte del pediatra è d'obbligo solo se sono presenti anche altri sintomi sospetti o se l'ingrossamento dei linfonodi perdura per più di 3-4 settimane dopo la scomparsa della febbre.
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Un bambino ha la febbre quando la sua temperatura corporea interna supera 37,5°C. In questo caso, la prima azione utile è scoprirlo per aiutarlo a disperdere il calore in eccesso e farlo bere molto (meglio se liquidi zuccherati che riducono il rischio di acetone), ma senza sforzarlo a mangiare se non se la sente. Se la febbre supera 38,5°C, si deve somministrare l'antipiretico, ricordando che in base alle indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità il farmaco da preferire in bambini e adolescenti è il paracetamolo, efficace, sicuro e molto ben tollerato.
Invece è da evitare l'acido acetilsalicilico a causa del rischio che si sviluppi la sindrome di Reye, una condizione rara, ma imprevedibile che determina vomito e nausea molto intensi, disturbi epatici e neurologici (perdita di memoria, confusione mentale, torpore, ecc.), fino al coma.
Se la febbre persiste o sale nuovamente quando l'antipiretico smette di fare effetto, si può somministrare una nuova dose di paracetamolo dopo 4-6 ore. Con un'avvertenza: se il bambino ha da subito la febbre molto alta, se la temperatura corporea non ritorna nella norma nell'arco di 24-48 ore o se sono presenti sintomi insoliti (torpore, estrema spossatezza o sonnolenza, perdita di coscienza, irritabilità, rifiuto di bere, vomito intenso e ripetuto, ecc.) si deve consultare il pediatra.
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Le convulsioni febbrili nei primi anni di vita (6 mesi-5 anni) sono la principale complicanza diretta della febbre e sono determinate dal repentino aumento o dalla rapida diminuzione della temperatura corporea. Tendono a manifestarsi principalmente in bambini predisposti, causando bruschi movimenti involontari (soprattutto a livello delle gambe) oppure rigidità muscolare transitoria e talvolta perdita di conoscenza. Benché molto temute dai genitori, le convulsioni sono un fenomeno che non mette in pericolo la salute del bambino e, una volta terminate, non lasciano segni. Il metodo più semplice ed efficace per prevenirle nei bambini che hanno già manifestato uno o più episodi è somministrare paracetamolo non appena il termometro arriva a 37°C.
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Per valutare la temperatura corporea interna del neonato i pediatri generalmente consigliano di misurare la temperatura rettale. Fino a qualche anno fa, il dispositivo raccomandato in questo caso era il termometro a mercurio con bulbo rivestito di gelatina. Tuttavia, le considerazioni in merito alla sicurezza dei termometri e degli altri strumenti sanitari contenenti mercurio hanno recentemente portato a interrompere la commercializzazione di questi dispositivi in tutta l'Unione Europea (in Italia, la Direttiva UE è entrata in vigore dal 3 aprile 2009). In alternativa, oggi si possono impiegare i termometri digitali, altrettanto affidabili e ancora più rapidi nel rilevare la temperatura, nonché assolutamente sicuri (in media forniscono l'esito in un paio di minuti).
Nei rari casi in cui non è possibile misurare la temperatura rettale (ad es., perché il sederino è infiammato) e nei bambini con più di tre anni si può optare per la misurazione ascellare, sempre con il termometro digitale. In tal caso, bisogna tenere conto del fatto che si sta considerando la temperatura corporea esterna, inferiore di circa mezzo grado rispetto a quella interna misurata a livello rettale. Ciò significa che il paracetamolo va somministrato già quando il termometro segna 37,5-38°C a livello ascellare (corrispondenti ai 38-38,5°C che si registrerebbero a livello rettale).
Un'ulteriore possibilità è usare il termometro digitale auricolare, che permette di misurare la temperatura interna in pochi secondi. Può essere molto comodo nei bambini più piccoli, soprattutto se agitati o irrequieti, ma la correttezza del risultato dipende dall'abilità di chi esegue la misura e dalla causa della febbre: ad esempio, se all'origine dell'innalzamento di temperatura c'è un'otite, il valore di temperatura rilevato può essere superiore a quello effettivo perché l'infiammazione rende l'orecchio più caldo e può sembrare che vi sia febbre anche se in realtà non è così.
Per semplificare la misurazione della temperatura nei neonati e nei bambini più piccoli è stato sviluppato anche un termometro incorporato nel ciuccio che permette di valutare se vi è febbre in modo rapido, affidabile e senza alcun fastidio. Se si opta per questa modalità, però, bisogna ricordare di sostituire periodicamente il termometro-ciuccio a mano a mano che il bambino cresce, per adattarlo alle dimensioni della bocca.
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