Complessivamente, l'incidenza totale di infezioni respiratorie osservata in Italia durante la stagione 2009-2010 è stata pari a 97 casi ogni 1000 abitanti, un valore di poco inferiore a quello della stagione 2004-2005 in cui l'incidenza ha raggiunto il livello massimo (116 casi ogni 1000 abitanti). Nei soggetti di età compresa tra 0 e 14 anni che hanno sofferto di sindromi simil-influenzali l'incidenza è stata la più elevata degli ultimi 10 anni (270 casi ogni 1000 abitanti).
Le fasce di popolazione più colpite sono state quelle dei neonati e dei bambini tra 0 e 4 anni (con un'incidenza pari a 232 casi ogni 1000 abitanti) e tra 5 e 14 anni (271 ogni 1000 abitanti). L'incidenza di sindromi simil-influenzali ha mostrato un progressivo calo con l'aumentare dell'età, raggiungendo il valore minimo negli anziani (da 64 ogni 1000 abitanti tra 15 e 64 anni a 26 ogni 1000 abitanti dai 65 anni in su).
Per prevenire l'influenza e altre infezioni respiratorie si possono somministrare vaccinazioni specifiche e adottare strategie igienico-comportamentali in grado di ridurre il rischio di intercettare i virus e i batteri responsabili, a partire dal lavaggio delle mani con acqua e sapone o gel e soluzioni disinfettanti.
I vaccini sono preparati che permettono di prevenire importanti malattie infettive causate da virus o batteri. I vaccini insegnano al nostro sistema immunitario a riconoscere più rapidamente l'agente patogeno e a combatterlo in modo efficiente quando entra nell'organismo, impedendogli di provocare la malattia o, comunque, riducendo la gravità dei sintomi e la probabilità di complicanze. Ciò è possibile perché all'interno dei vaccini sono presenti piccole quantità dell'agente patogeno inattivato o ucciso oppure soltanto alcune molecole del suo involucro di rivestimento (antigeni), di solito proteine o zuccheri, in grado di sollecitare la produzione di anticorpi e di creare una sorta di memoria immunitaria che permetterà all'organismo di reagire prontamente in caso di infezione.
I vaccini sono sicuri ed efficaci sia negli adulti sia nei bambini. La loro progressiva introduzione nel corso del Novecento ha permesso di ridurre notevolmente l'incidenza di molte gravi patologie umane e animali e, in alcuni casi, di eliminarle in modo definitivo (come è avvenuto per il vaiolo).
In relazione allo specifico preparato, il vaccino può essere assunto per bocca o per iniezione transdermica, sottocutanea o intramuscolare. Non appena posto a contatto con l'organismo, gli antigeni in esso contenuti innescano una reazione immunitaria complessa che porta alla produzione di anticorpi specifici e di cellule della memoria (linfociti B) che permetteranno di allestire in poco tempo difese immunitarie ottimali quando lo stesso virus o batterio infetterà realmente l'organismo. In alcuni casi, per ottenere preparati vaccinali sufficientemente immunogenici è necessario aggiungere alla formulazione del vaccino sostanze "potenzianti" chiamate adiuvanti oppure legare l'antigene specifico a una proteina innocua e priva di attività specifica, che ha il compito di veicolare l'antigene e di renderlo più "evidente" alle cellule del sistema immunitario (proteina carrier). In questo secondo caso si ottiene un vaccino coniugato.
Sempre ai fini di indurre una protezione efficace e duratura, può essere necessario effettuare più somministrazioni del vaccino a distanza di alcune settimane o mesi l'una dall'altra, anziché una sola. Il numero esatto delle dosi da assumere e la loro cadenza sono diversi per i diversi vaccini e vengono indicati di volta in volta dal medico.
Anche la durata dell'immunizzazione che si ottiene è variabile, da poche settimane (come nel caso dell'immunizzazione anti-tifica) a uno (vaccinazione antinfluenzale) o più anni (antitetanica, anti-epatite B, ecc.). Ciò dipende sia dalla progressiva riduzione dell'efficienza della risposta immunitaria contro l'agente patogeno verso cui si era stati vaccinati (come capita, ad esempio, nel caso del tetano) sia da cambiamenti negli antigeni di superficie dell'agente patogeno che lo rendono non più riconoscibile (o meno riconoscibile) da parte del sistema immunitario (come avviene ogni anno per i virus influenzali). Quando il periodo di immunizzazione si esaurisce, per essere nuovamente tutelati dalla malattia può essere necessario ripetere l'intero schema vaccinale oppure effettuare un semplice richiamo.
A seconda delle caratteristiche dell'agente patogeno verso il quale si vuole ottenere l'immunizzazione, scongiurando la malattia in caso di infezione o almeno i suoi effetti peggiori, e della potenzialità di reazione specifica del sistema immunitario, i vaccini possono essere preparati con modalità differenti e contenere componenti diversi. Tutti i vaccini, per essere efficaci, devono contenere l'agente patogeno intero o sue parti in grado di sollecitare il sistema immunitario a produrre anticorpi e talvolta anche cellule della memoria (linfociti B). Su questa base si distinguono, in particolare, vaccini:
In relazione al numero di antigeni specifici di agenti patogeni diversi contenuti in uno stesso vaccino si possono distinguere vaccini:
Alcuni vaccini sono per loro natura altamente immunogenici e innescano una reazione immunitaria rapida ed efficiente grazie alla sola presenza dell'antigene specifico del virus o del batterio verso il quale si vuole ottenere la protezione. Altri sono in partenza meno immunogenici e richiedono di essere "rinforzati". Ciò avviene soprattutto per i vaccini destinati ai bambini molto piccoli, che tendono a reagire meno quando sono esposti agli agenti patogeni o a loro frammenti. Quest'azione di rinforzo può essere ottenuta aggiungendo al preparato vaccinale una sostanza adiuvante (innocua per chi riceve il vaccino) oppure legando all'antigene specifico una proteina inerte in grado di renderlo più immunogeno (ciò è spesso necessario quando l'antigene in questione è uno zucchero, anziché una proteina).