Non solo rinorrea, l'impatto delle allergie respiratorie sulla qualità di vita

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La rinite allergica è un disturbo sempre più diffuso in tutti i Paesi del mondo, principalmente a causa dell'aumento nell'atmosfera di sostanze naturali o prodotte dall'uomo in grado di agire da allergeni, sollecitando il sistema immunitario a reagire in modo abnorme.

Tra i principali allergeni con cui si entra in contatto si possono ricordare i pollini di svariate erbe e piante (in particolare, quelli di graminacee, ambrosia, assenzio, urticacee, betulla, ontano, nocciolo, ulivo, cipresso e carpino), gli acari della polvere, alcune muffe (candida, aspergillo, alternaria e Cladosporium ecc.) e gli allergeni trasportati dagli animali domestici, cui si aggiungono vari composti presenti nei luoghi di lavoro, come per esempio il lattice naturale, utilizzato in ambito medico per guanti e cannule. Inquinamento atmosferico e fumo, attivo e passivo, irritando e sensibilizzando le mucose di naso, gola e bronchi, aumentano ulteriormente la probabilità di sviluppare allergie respiratorie.

All'esordio, la rinite allergica può dar luogo a manifestazioni lievi, non chiaramente distinguibili da quelle di un comune raffreddore. Ben presto, però, se l'allergene continua a essere presente nell'ambiente, la situazione peggiore e a naso gocciolante (rinorrea), starnuti e occhi arrossati e lacrimanti si aggiungono prurito, mal di testa, stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità e sonni disturbati dalla difficoltà di respirare.

Nonostante questo quadro complesso, di norma, per stabilire la severità della rinite allergica i medici si basano sull'entità dei sintomi nasali, probabilmente perché più semplice da determinare in modo oggettivo di altri parametri. Tuttavia, non è detto che una persona allergica con sintomi nasali relativamente modesti soffra meno di un'altra con rinorrea più marcata.

Per comprendere meglio l'impatto dei sintomi nasali ed extra-nasai sulla qualità di vita e il benessere psicologico, un gruppo di ricercatori ha esaminato con estrema attenzione le manifestazioni presenti in 260 pazienti con rinite allergica all'esordio e dopo tre mesi di terapia, quantificandone l'intensità con un sistema di valutazione validato, l'OptumTM SF-12v2® Health Survey.

Dall'analisi è emerso che i dieci sintomi più comunemente lamentati dai pazienti e caratterizzati da una severità almeno moderata, erano: naso chiuso (82,7%), rinorrea (75,0%), starnuti (70,9%), prurito al naso (68,5%), affaticamento (63,6%), necessità di respirare con la bocca (61,1%), sonnolenza durante il giorno (52,7%), secrezioni retro-nasali (49,1%), prurito agli occhi (47,3%) e bocca secca (46,3%).

La severità degli starnuti era il fattore principalmente associato all'impatto fisico negativo della rinite allergica, mentre le secrezioni retro-nasali e la sonnolenza diurna erano quelli associati alle maggiori ripercussioni psicologiche. Dopo i tre mesi di trattamento con farmaci antistaminici, la rinite allergica si attenuava, ma continuava ad avere un impatto sfavorevole sulla vita dei pazienti. In questo caso, i sintomi che continuavano a infastidire erano il naso chiuso, le secrezioni retro-nasali, l'affaticamento e la bocca secca.

Secondo gli Autori queste evidenze dovrebbero indurre i medici a valutare la severità della rinite allergica tenendo conto di tutti i sintomi lamentati dai pazienti e a sfruttare la variazione complessiva per valutare l'efficacia delle terapie antiallergiche proposte.

Fonte: Jaruvongvanich V et al. Extranasal symptoms of allergic rhinitis are difficult to treat and affect quality of life. Allergol Int, 2016; doi:10.1016/j.alit.2015.11.006

Pubblicato il 17 marzo 2016




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