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Che cos'è la febbre


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Che cos'è la febbre





La febbre rappresenta un importante meccanismo di autodifesa dell'organismo nei confronti di virus e batteri. L'aumento della temperatura corporea accelera tutte le reazioni metaboliche, favorendo l'utilizzo delle riserve energetiche e potenziando l'efficienza del sistema immunitario.
Per un adulto la febbre può essere più fastidiosa che per un bambino e per questo è opportuno un trattamento antipiretico già quando il termometro segna 37,5°C. D'altro canto, la febbre non può considerarsi realmente pericolosa finché resta al di sotto di 39,5-40°C.
Il grado di innalzamento della temperatura corporea, tuttavia, non sempre è legato alla gravità della patologia che lo ha determinato. Condizioni cliniche gravi, infatti, possono essere accompagnate da una febbre modesta e, viceversa, innalzamenti della temperatura significativi possono essere innescati da disturbi non preoccupanti e facilmente gestibili.
In una bassa percentuale di bambini al di sotto dei 5 anni possono verificarsi convulsioni quando la febbre sale e/o scende rapidamente (convulsioni febbrili). Sebbene allarmino i genitori, le convulsioni febbrili sono generalmente un fenomeno benigno che scompare durante la crescita. È comunque importante segnalare l'insorgenza di convulsioni al pediatra ed eseguire accertamenti diagnostici alla comparsa del primo episodio.

 

 

 

Le fasi della febbre

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Le manifestazioni febbrili possono essere suddivise in tre fasi, corrispondenti all'innalzamento, al periodo di picco e all'abbassamento della temperatura corporea.

  1. Fase prodromica o di ascesa: coincide con l'inizio della produzione di prostaglandine, sostanze proinfiammatorie prodotte dall'organismo in risposta alle infezioni. Le prostaglandine presenti nel sangue raggiungono il cervello e segnalano a uno specifico gruppo di neuroni presenti a livello dell'ipotalamo la necessità di aumentare la temperatura corporea portandola, ad esempio, a 38° o 39°C rispetto al valore basale, di norma settato a 37°C. I neuroni ipotalamici funzionano come un termostato biologico: la loro riprogrammazione da parte delle prostaglandine innesca una serie di reazioni che portano all'instaurarsi della febbre (brividi, vasocostrizione, stimolazione dell'attività della tiroide con conseguente accelerazione del metabolismo basale). In questa fase, in genere, si prova freddo.

  2. Fase del fastigio o acme febbrile: dura per tutto il periodo di produzione delle prostaglandine. I neuroni ipotalamici mantengono la temperatura sul nuovo valore e la febbre persiste in modo costante o con oscillazioni nell'arco della giornata. In questa fase si prova caldo, la cute appare calda e arrossata e compaiono cefalea, dolori muscolari, irrequietezza; la frequenza cardiaca e quella respiratoria possono aumentare.

  3. Fase di defervescenza: si continua ad avere caldo, ma la febbre si riduce progressivamente (defervescenza per lisi) o in modo molto rapido (defervescenza per crisi) in concomitanza con la riduzione dei livelli di prostaglandine. I neuroni ipotalamici vengono ritarati al valore di temperatura media normale. Questa fase è spesso accompagnata da sudorazione.

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Classificazione della febbre

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In relazione all'andamento e alla durata delle diverse fasi, si distinguono diversi tipi di febbre.

  • Febbre continua: la temperatura corporea raggiunge i 40º e si mantiene pressoché costante durante il periodo del fastigio febbrile. È una forma di febbre tipica delle polmoniti. Solitamente si ha defervescenza rapida con sudorazione profusa.

  • Febbre remittente o discontinua: la temperatura corporea durante il periodo del fastigio febbrile va incontro a oscillazioni giornaliere di 2-3 gradi, senza che mai si arrivi però alla defervescenza. È una forma di febbre tipica delle setticemie (infezioni sistemiche gravi) e delle malattie virali. È frequente nella tubercolosi.

  • Febbre intermittente: in questa forma si osserva un'alternanza fra periodi di ipertermia e periodi senza febbre nell'arco della stessa giornata. È ciò che accade nelle setticemie, nelle neoplasie e nella febbre iatrogena indotta da farmaci. Oscillazioni che si sviluppano nell'arco di più giorni si osservano invece nella malaria (se il picco di ipertermia si osserva ogni quattro giorni si parla di febbre quartana, se si osserva ogni tre giorni di febbre terzana), nel linfoma di Hodgkin e in altri linfomi. Una febbre alta (intorno a 40ºC oppure compresa fra 37 e 38°C, in presenza di sudorazione), intermittente e associata a brividi è il sintomo di una febbre settica, originata da un'infezione batterica.

  • Febbre ondulante: il periodo febbrile oscilla da 10 a 15 giorni.

  • Febbre ricorrente e familiare: febbre mediterranea familiare (FMF), in cui il periodo febbrile oscilla da 3 a 5 giorni.

A seconda della temperatura misurata a livello ascellare, invece, la febbre può essere classificata in:

  • Sub-febbre (37-37,5°C)

  • Febbricola (37,5-37,9°C)

  • Febbre moderata (38-38,9°C)

  • Febbre elevata (39-39,9°C)

  • Iperpiressia (>40°C)

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Quando è proprio febbre

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Anche quando si è perfettamente sani, la temperatura corporea non è sempre la stessa nell'arco della giornata, ma varia in funzione dell'ora, dell'assunzione di cibo o bevande, dell'attività fisica svolta e dello stato emotivo. In genere, in assenza di malattie le oscillazioni si mantengono nell'intervallo di 1°C, tipicamente fra 36,5 e 37,5°C. Oltre questo secondo valore, si può dire che c'è febbre, a patto di averla misurata correttamente, ponendo il termometro sotto l'ascella o in bocca. Se la temperatura è stata presa a livello rettale il limite superiore di normalità è un po' più alto, di circa 0,5°C, ossia pari a 38°C.

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La febbre associata all’influenza e alle comuni malattie da raffreddamento

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La febbre che generalmente accompagna l'influenza e le sindromi correlate è una reazione difensiva spontanea dell'organismo che non deve preoccupare a meno che non sia molto elevata (>39,5°C nell'adulto e >38,5°C nel bambino). Di solito, questo tipo di febbre risponde bene al trattamento con antipiretici (paracetamolo, in adulti e bambini e in gravidanza; acido acetilsalicilico e FANS esclusivamente negli adulti) e scompare nell'arco di pochi giorni.
La febbre influenzale, all'esordio e nelle prime 24-48 ore, può essere anche abbastanza elevata (39-39,5°C) e in genere si accompagna a intenso malessere generale, dolori a muscoli e articolazioni, mal di testa, raffreddore e, talvolta, mal di gola. Nei bambini, più spesso che negli adulti, possono essere presenti sintomi gastroenterici, come nausea, vomito e diarrea. In questi casi, per essere certi che l'antipiretico sia assimilato correttamente è preferibile somministrare paracetamolo in supposte rettali.
Dopo 2-4 ore dall'assunzione dell'antipiretico solitamente la febbre si riduce in modo efficace e ciò si accompagna a una diminuzione del malessere generale. Tale miglioramento dei sintomi non significa, però, che l'influenza sia guarita e non autorizza a uscire di casa o ad andare al lavoro. Per rimettersi completamente e non rischiare complicanze è necessario rispettare qualche giorno di riposo, meglio se a letto.
In caso di influenza, i bambini possono apparire particolarmente prostrati. Non appena la febbre si abbassa, tendono a recuperare molto più rapidamente degli adulti la vitalità abituale. Quando ciò avviene, non è necessario imporre loro la permanenza a letto. Se vogliono leggere o giocare devono essere lasciati liberi di farlo, a patto che non si stanchino troppo e restino in un ambiente caldo e confortevole.

Quando la febbre influenzale insorge in presenza di tosse, forte mal di gola o mal d'orecchio, invece, serve un po' più di attenzione, soprattutto se l'antipiretico non riesce ad abbassare la temperatura in modo adeguato. In questi casi, infatti, all'origine dei sintomi respiratori e/o della febbre potrebbe esservi un'infezione batterica, che va valutata dal medico e, in base alle sue indicazioni, eventualmente trattata con antibiotici.
Oltre ad assumere gli antipiretici, in presenza di febbre associata a influenza o altre malattie da raffreddamento può essere utile incrementare l'apporto di vitamine antiossidanti, in particolare la vitamina C, attraverso un maggior consumo di frutta fresca e/o integratori multivitaminici.

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Nota. Oltre alla febbre comune, associata a infezioni di varia natura e differente gravità, esistono febbri innescate da fenomeni e malattie di tipo diverso. Tra queste vi sono, ad esempio, la febbre reumatica (che insorge dopo infezioni della gola provocate da streptococchi), la febbre mediterranea (dovuta a un difetto genetico), la febbre gialla e la febbre dengue (gravi malattie diffuse nelle zone tropicali e causate virus trasmessi da zanzare), nonché le celebri febbri malariche. Ciascuna di queste condizioni è caratterizzata da sintomi e modalità di trattamento specifici che esulano dagli obiettivi di questo sito Internet: per informazioni a riguardo è possibile consultare, ad esempio, il sito: http://www.merckandcoinc.net/mmpe/index/ind_fe.html.

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