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Questa sezione ti offre la possibilità di consultare le risposte alle domande più frequenti sull'influenza.
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1. Qual è il modo più efficace per proteggersi dall’influenza?
Il modo più efficace, comodo e sicuro per evitare l'influenza e le sue complicanze è effettuare la vaccinazione antinfluenzale ogni anno, con il nuovo preparato stagionale messo a punto sulla base dei dati di diffusione epidemiologica dei virus influenzali. In aggiunta, per tutelarsi anche da tutte le altre malattie a trasmissione respiratoria, si devono adottare alcune norme igienico-comportamentali, a partire dal lavaggio frequente delle mani con acqua e sapone o con gel, salviettine e soluzioni disinfettanti.
2. Il vaccino antinfluenzale stagionale è sicuro?
Il
vaccino antinfluenzale è sicuro e innocuo, sia negli adulti (di ogni età) sia nei bambini e può essere assunto
anche in gravidanza. Non presenta controindicazioni particolari (salvo allergie specifiche ai suoi componenti) e
non produce effetti collaterali significativi. Al più, dopo la somministrazione, possono comparire una leggera irritazione nel punto di iniezione e sintomi che ricordano una leggerissima influenza (malessere generalizzato, qualche linea di febbre), che in genere scompaiono da soli nell'arco di 24-48 ore.
Una nota dell'Agenzia Europea del Farmaco sui
vaccini pandemici riafferma il buon profilo di sicurezza dei vaccini utilizzati durante la pandemia del 2009 dopo aver analizzato i dati raccolti nelle prime settimane di vaccinazione di massa. La nota è disponibile al link
emea.europa.eu
3. Dopo la vaccinazione posso essere certo di non ammalarmi?
La vaccinazione antinfluenzale protegge esclusivamente dai virus contenuti nel vaccino, che sono quelli più diffusi durante ogni stagione influenzale, ma non i soli agenti patogeni in grado di causare malattie da raffreddamento. Se ci si vaccina, quindi, molto probabilmente non si prenderà l'influenza, ma si potrà andare comunque incontro a sindromi simil-influenzali più lievi, raffreddori e malattie delle vie respiratorie provocate da altri virus o batteri, a meno di non vaccinarsi, se possibile, anche contro alcuni di questi ulteriori agenti patogeni (per esempio, attraverso la vaccinazione antipneumococcica o antimeningococcica o assumendo preparati a base di lisati batterici a più ampio spettro).
4. Esistono accorgimenti pratici utili per evitare le malattie da raffreddamento in generale?
Sì. La prima e più semplice azione difensiva consiste nel lavarsi le mani di frequante con acqua e sapone o con gel, salviettine e soluzioni disinfettanti, soprattutto quando si è fuori casa o si frequentano luoghi pubblici. In aggiunta, almeno nei periodi di picco influenzale (dicembre-gennaio) si dovrebbero evitare gli ambienti affollati, soprattutto se chiusi (mezzi pubblici, cinema, discoteche ecc.), aerare spesso le stanze in cui si soggiorna (aule scolastiche, uffici, abitazioni dove siano presenti familiari ammalati) e stare alla larga da chi mostra sintomi di malattie da raffreddamento.
5. Il fumo aumenta davvero il rischio di infezioni respiratorie?
Il fumo è deleterio per moltissime ragioni per l'organismo umano e andrebbe sempre evitato. A livello dell'apparato respiratorio, oltre a essere la principale causa dimostrata di tumore del polmone, il fumo esercita un'azione irritante sulle mucose e inibisce i normali processi di pulizia ed eliminazione degli agenti patogeni che accidentalmente entrano nelle vie aeree superiori dall'ambiente esterno (faringe, trachea e bronchi). Ciò facilita lo sviluppo e la persistenza di malattie respiratorie acute e croniche sia di tipo infettivo (laringiti, tracheiti, bronchiti) sia di tipo degenerativo (broncopneumopatia cronica ostruttiva).
6. A che cosa servono i farmaci antivirali?
Il ruolo principale dei farmaci antivirali è di accelerare la guarigione dell'influenza e prevenirne le complicanze peggiori. Affinché siano efficaci, però, vanno assunti tempestivamente, ossia entro 24-48 ore dall'insorgenza dei primi sintomi e soltanto se si è certi che si tratti effettivamente di influenza. Questi aspetti limitano, di fatto, il loro impiego a un ristretto numero di casi. In aggiunta, gli antivirali possono rappresentare una strategia preventiva d'emergenza per persone che non hanno potuto vaccinarsi. Tuttavia, va saputo che la protezione offerta dagli antivirali nei confronti dell'influenza è molto inferiore rispetto a quella del vaccino stagionale.
7. Quali farmaci da banco posso usare per curare l’influenza?
I sintomi classici dell'influenza comprendono febbre, mal di testa, dolori a muscoli e articolazioni, raffreddore, tosse, a cui possono aggiungersi, soprattutto nei bambini, disturbi gastroenterici. Per attenuare queste manifestazioni si possono utilizzare antipiretici, come il paracetamolo, oppure acido acetilsalicilico o altri FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei). Il paracetamolo è l'analgesico-antipiretico raccomandato nei bambini e in gravidanza. Acido acetilsalicilico e FANS possono essere usati negli adulti. In aggiunta, può essere utile integrare l'alimentazione con vitamine (in particolare, la vitamina C e quelle del gruppo B).
8. Gli antibiotici sono utili contro l’influenza?
L'influenza è provocata esclusivamente da virus che gli antibiotici non sono in grado di contrastare. L'uso degli antibiotici deve essere riservato a patologie causate da batteri e deve essere sempre indicato dal medico poiché il farmaco e i dosaggi da utilizzare cambiano a seconda del microrganismo che ha provocato la malattia. Talvolta il medico può decidere di prescrivere un antibiotico durante un'influenza particolarmente severa che si è complicata con una bronchite o una polmonite: in questo caso, lo scopo è contrastare i batteri che hanno causato queste malattie respiratorie più gravi e non il virus influenzale.
Suggeriamo ai genitori la consultazione dell'opuscolo "Antibiotici quando sì, quando no - Consigli per un uso appropriato dei farmaci nelle infezioni respiratorie dei bambini".
9. Qual è il modo migliore per misurare la febbre nei primi mesi/anni di vita?
Per valutare la temperatura corporea interna del neonato, i pediatri generalmente consigliano di misurare la temperatura rettale che, di norma, è di mezzo grado superiore alla temperatura ascellare, e valuta più precisamente quella che è la reale temperatura corporea centrale (interna).
Generalmente la modalità di misurazione per via rettale viene impiegata nei bambini più piccoli, in quanto la temperatura ascellare non è attendibile.
Si possono impiegare anche i termometri digitali, altrettanto affidabili e ancora più rapidi nel rilevare la temperatura, nonché assolutamente sicuri (in media forniscono l'esito in un paio di minuti). In alternativa, si può utilizzare il termometro digitale auricolare, che permette di misurare la temperatura interna in pochi secondi. Anche questo metodo può essere molto comodo nei bambini più piccoli, soprattutto se agitati o irrequieti, ma la correttezza del risultato dipende dall'abilità di chi esegue la misura e dalla causa della febbre. Per semplificare la misurazione della temperatura nei neonati e nei bambini più piccoli è stato sviluppato anche un termometro incorporato nel ciuccio.
10. Le convulsioni mettono in pericolo il bambino?
Benché molto temute dai genitori, le convulsioni sono un fenomeno che non mette in pericolo la salute del bambino e, una volta terminate, non lasciano segni. Il metodo più semplice ed efficace per prevenire le convulsioni febbrili nei bambini che hanno già manifestato uno o più episodi è somministrare paracetamolo non appena il termometro arriva a 37°C.
11. Quale è il ruolo del freddo nell'insorgenza dell'influenza?
Il freddo, di per sé, non è un fattore scatenante per le infezioni delle vie respiratorie, inclusa l'influenza. I forti sbalzi di temperatura, o una prolungata esposizione ad aria fredda, può solo facilitare il contagio facendo diminuire alcune difese locali: il rivestimento delle vie aeree è infatti dotato di un tappeto di "ciglia" che con un movimento fluido verso l'esterno tende ad eliminare ogni impurità (inclusi i batteri) che normalmente inaliamo. Per parlare di un vero indebolimento delle difese immunitarie causato dal freddo dovremmo riferirci a situazioni di prolungata esposizione a temperature molto basse, situazione che si puó determinare solo in condizioni molto particolari e quasi estreme (come, ad esempio, le situazioni in cui si trovano i lavoratori esposti al freddo, gli escursionisti inesperti, ecc..). Il motivo per cui i virus come quello dell'influenza o anche dei piú banali raffreddori si propagano di inverno dipende anche da altri motivi: di inverno si tende a stare al chiuso e a non rinnovare l'aria nei locali chiusi. Si va a scuola e al lavoro e quindi le occasioni di contagio aumentano. È bene ricordare che stiamo parlando di "infezioni" e quindi é sempre necessario che ci sia il contagio da persona a persona. In definitiva, per evitare il raffreddore bisognerebbe evitare il contatto con un soggetto che ha il raffreddore. Lo stesso vale per l'influenza, dove in piú abbiamo l'arma del vaccino.
12. Quali sono i sintomi dell’influenza?
I primissimi segnali dell'infezione da parte di virus influenzali sono raffreddore, ma di gola e tosse secca seguiti da stanchezza non giustificata, malessere generalizzato e indolenzimento muscolare. Questione di poche ore e a questi disagi si aggiungono la febbre, che può arrivare rapidamente a 38,5-39,5°C, il mal di testa e il calo dell'appetito con possibile aggravamento dei disturbi respiratori. Più spesso nei bambini che negli adulti, possono manifestarsi anche nausea e vomito oppure diarrea per alcuni giorni. Sempre nei bambini, insieme ai sintomi caratteristici già menzionati può essere presente mal d'orecchio, con lieve riduzione dell'udito. In questo caso, si tratta solitamente di otite media, una complicanza più che un sintomo influenzale, da segnalare al pediatra e da gestire secondo le sue indicazioni.
13. Come ci si può proteggere dall’influenza?
Il metodo migliore per
proteggersi dall'influenza è effettuare ogni anno la
vaccinazione antinfluenzale, raccomandata da tutte le istituzioni sanitarie, a partire dal ministero della Salute e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Tuttavia, ciò non assicura una protezione assoluta contro le
malattie da raffreddamento. Il vaccino, infatti, riduce sostanzialmente il
rischio di essere infettati dai virus influenzali più diffusi, ma non da tutti i possibili microrganismi patogeni presenti nell'aria che respiriamo o sulle superfici con cui entriamo in contatto. Per questa ragione, in aggiunta all'assunzione del vaccino, è essenziale adottare alcune
norme igienico-comportamentali in grado di rendere il contagio molto meno probabile. La prima è
lavarsi spesso e accuratamente le mani con acqua e sapone oppure quando questo non è possibile, con gel/salviettine disinfettanti, soprattutto dopo aver frequentato luoghi pubblici e (sempre) prima di mangiare o bere e dopo aver utilizzato servizi igienici. Altro consiglio: ridurre al minimo la frequentazione di ambienti chiusi affollati durante il periodo del
picco influenzale (metà gennaio-metà febbraio).
14. Quanto dura l’influenza negli adulti? E nei bambini?
L'influenza può causare un disagio notevole, ma fortunatamente nella stragrande maggioranza dei casi la sofferenza è breve. In genere, negli adulti, il periodo più critico dura soltanto due o tre giorni, seguiti da altri 3-4 giorni di malessere meno importante. Se si resta a riposo e si seguono le indicazioni terapeutiche del medico, di solito, si arriva a una completa remissione nell'arco di una settimana. Nei bambini nei primi anni di vita, i tempi possono essere un po' diversi perché il loro sistema immunitario è un po' meno efficiente e perché hanno meno dimestichezza con i virus influenzali a causa delle minori occasioni di incontro che hanno avuto rispetto a un adulto. Se ben gestita, preferibilmente con l'aiuto del pediatra, l'influenza nel bambino guarisce comunque nell'arco di una settimana.
15. Il vaccino iniettato quest’anno è efficace sia contro il virus stagionale sia contro l’A/H1N1?
Sì. Il vaccino antinfluenzale per la stagione 2010/11 è stato preparato, come di consueto, tenendo conto delle varianti di virus dell'influenza maggiormente diffuse nel corso della stagione precedente (in particolare nei mesi primaverili). Dal momento che il virus A/H1N1 lo scorso anno (2010) ha circolato molto pressoché in tutti i Paesi del mondo e in considerazione della sua potenziale pericolosità è stato naturale inserire nella formulazione 2010/11 alcuni frammenti del suo involucro esterno (antigeni) in grado di stimolare il sistema immunitario e di conferire una protezione adeguata dall'infezione.
16. È ancora efficace fare il vaccino adesso?
Benché sia possibile
contrarre l'influenza fino alla fine di marzo, il periodo in cui il rischio di contagio è massimo va dall'inizio di gennaio alla metà febbraio. Dal momento che per sviluppare
difese immunitarie efficaci contro i virus contenuti nel vaccino servono almeno 15 giorni, assumerlo dopo la metà di gennaio non è molto utile perché si sfrutterebbe realmente l'
immunizzazione soltanto per pochi giorni (dovendo, peraltro, sopportare 2-3 giorni di lieve malessere o febbricola indotti dal vaccino). Se non ci si è ancora vaccinati, quindi, per quest'anno meglio lasciar perdere. Non bisogna dimenticare che per
proteggersi efficacemente dall'influenza ci sono anche
strategie igieniche e comportamentali, utili in ogni periodo e contro tutti i microrganismi patogeni. Dal lavarsi spesso le mani con acqua e sapone oppure con gel/salviettine disinfettanti all'
evitare i luoghi affollati; dallo stare alla larga da chi starnutisce o tossisce all'aerare spesso le stanze in cui permangono persone con sintomi (a casa, a scuola, in ufficio ecc.)...
17. Per quanto tempo una persona infetta può trasmettere il virus dell’influenza?
Innanzitutto, va precisato che una persona è infetta già 24-48 ore prima di presentare sintomi come febbre, raffreddore, tosse o starnuti. In seguito, la persona malata resta in grado di contagiare altre persone per circa 4-5 giorni. Anche per questa ragione, oltre che per essere certi di guarire bene e in fretta, in caso di influenza si dovrebbe rinunciare ad uscire di casa, limitando anche i contatti con i familiari non ancora ammalati ed evitando di spostarsi continuamente da una stanza all'altra, diffondendo il virus.
18. Come distinguere il raffreddore dall’influenza?
Il raffreddore è una delle manifestazioni che più tipicamente accompagnano una sindrome influenzale. Ma soltanto una. In caso di semplice raffreddore (anche intenso), infatti, difficilmente si ha febbre e, se questa insorge, è lieve (in genere, sotto i 38,5°C). Si può avere un po' mal di testa, a causa del naso chiuso, ma non così intenso come quello dell'influenza. Infine, benché nessuno si senta particolarmente in forma in caso di raffreddore, il malessere generale, l'intensa stanchezza e l'indolenzimento muscolare che accompagnano l'influenza sono ben altra cosa. La ragione di queste differenze dipende da una ragione molto semplice: benché sia il virus del raffreddore sia quello dell'influenza si trasmettano per via aerea, l'azione del primo resta circoscritta alle mucose nasali e al più della gola mentre quella del secondo interessa rapidamente l'intero organismo.
19. Nei bambini quale formulazione di antipiretico va preferita?
Fino poco tempo fa, l'idea generale era che nei bambini (soprattutto nei primi anni di vita) fosse preferibile somministrare l'antipiretico in supposte per via rettale. Attualmente, invece, le più recenti Linee guida sulla febbre della Società Italiana di Pediatria (SIP, 2009) consigliano di privilegiare le formulazioni per bocca perché attraverso questa via è più facile controllare quantità di farmaco effettivamente assunta dal bambino in funzione del peso corporeo e assicurargli una copertura antipiretica ottimale nel tempo (poiché profilo di concentrazione nel sangue del principio attivo somministrato per via orale è più costante). La via rettale resta necessaria in presenza di rigurgito o vomito e nel neonato che rifiuti il farmaco per bocca.
20. Perché il paracetamolo è il rimedio di scelta per curare la febbre nei bambini?
Il paracetamolo, somministrato ai dosaggi raccomandati, è un farmaco efficace, sicuro, innocuo, privo di controindicazioni e di effetti collaterali. Si tratta, quindi, di un antipiretico ideale non soltanto nel bambino, ma anche nell'adulto. In aggiunta, è molto ben tollerato a livello dello stomaco anche nelle persone più sensibili, al punto da poter essere tranquillamente assunto anche a digiuno: ciò permette di aggirare il problema dell'inappetenza che spesso accompagna le sindromi influenzali, soprattutto nei bambini. Tutte le formulazioni disponibili in commercio, inoltre, esistono in versioni predosate specifiche per l'età pediatrica o dotate di dosatori che permettono ai genitori di somministrare quantità di paracetamolo ottimali, evitando sia inconvenienti associati al sovradosaggio (comunque remoti dal momento che la dose tossica è dieci volte superiore a quella massima terapeutica consigliata), sia il rischio opposto di somministrazioni insufficienti, che risulterebbero inadeguate per un controllo efficace della febbre.
21. Le vitamine servono davvero contro l’influenza?
Di per sé, le vitamine non hanno un ruolo terapeutico diretto contro l'influenza o altre malattie da raffreddamento. Tuttavia, aumentarne l'assunzione durante la stagione invernale e soprattutto in presenza di sintomi influenzali è generalmente consigliabile sia negli adulti sia nei bambini perché queste sostanze aiutano l'organismo a lavorare in modo più efficiente e a essere meglio preparato nella lotta a virus e batteri. Le vitamine da privilegiare a questo scopo sono soprattutto quelle caratterizzate da una più spiccata attività antiossidante (ossia le vitamine C, A ed E), presenti soprattutto in frutta e verdura, e tutte quelle del gruppo B, che aiutano la trasformazione dei nutrienti in energia e sostengono l'attività del sistema immunitario. L'alimentazione è la fonte privilegiata di questi come di altri microelementi essenziali, ma se l'appetito scarseggia o se si vuole un rifornimento più consistente e mirato si può far ricorso agli integratori multivitaminici e minerali specifici acquistabili in farmacia.
22. Come gestire una ricaduta?
In inverno circolano molti virus diversi, che provocano sintomi simili all'influenza. Se si viene colpiti da uno di questi virus, una volta passata la malattia, non si è purtroppo immuni ad infezioni da parte di virus diversi (inclusi i virus influenzali). La vaccinazione contro l'influenza protegge solo contro specifici virus influenzali. Soprattutto i bambini, durante la stagione invernale, possono andare incontro a molti episodi simil-influenzali anche a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro. Queste vengono spesso considerate "ricadute", ma in realtà non è mai lo stesso virus a causarle. Crescendo, il numero di episodi febbrili diminuisce perché il sistema immunitario del bambino acquisisce con gli anni il "ricordo" di tutti gli episodi infettivi che ha superato in passato e si immunizza così contro un pannello di virus sempre più ampio.
Il caso dei virus influenzali veri e propri è un po' più complesso, considerato che il virus dell'influenza ha una spiccata tendenza a cambiare da una stagione all'altra. Aver avuto l'influenza l'anno prima non protegge completamente dal contrarre l'infezione l'anno seguente, perché il virus potrebbe essere mutato. Questo è il motivo per cui la vaccinazione antinfluenzale viene ripetuta ogni anno, in autunno.
23. Perché ci viene la febbre, a cosa serve?
Si assume che la temperatura "normale" sia 37° C con una variabilità di ± 0,5 gradi. Generalmente la temperatura é più bassa al mattino, più alta la sera. In genere si parla di "febbre" al di sopra dei 37,5° C.
La febbre fa parte dei meccanismi di difesa del nostro organismo. Tutte le volte che il nostro corpo reagisce ad una infezione, si attivano sistemi di difesa che comportano l'aumento della temperatura corporea. La febbre, pertanto, è il segnale di un'iniziale risposta dell'organismo contro le aggressioni, orientata all'eliminazione degli agenti infettivi (soprattutto virus).
24. Come combattere la tosse secca?
La tosse secca può essere un sintomo di infezione o irritazione delle vie respiratorie e la sua durata può essere di pochi giorni o, a volte, anche di settimane (può infatti perdurare anche dopo che l'eventuale infezione è passata ).
Ci sono alcuni accorgimenti utili per attenuare i fastidi legati alla tosse secca:
- evitare di fumare;
- evitare i luoghi chiusi con aria troppo secca (o troppo umida);
- cambiare spesso l'aria negli ambienti chiusi;
- bere molto (la disidratazione favorisce la tosse).
Se la tosse dovesse impedire di riposare durante la notte si può assumere un sedativo della tosse prima di coricarsi.
25. Influenza e vaccinazione nei soggetti cardiopatici
L'influenza può avere un decorso più grave in soggetti già affetti da altre patologie concomitanti. In particolare i soggetti cardiopatici devono vaccinarsi ogni anno in modo da ridurre la probabilità di avere l'influenza. Il vaccino antinfluenzale può essere somministrato con tranquillità e senza alcuna precauzione particolare in soggetti cardiopatici e non esistono interferenze note fra farmaci cardiovascolari e vaccinazione.
26. Anche soggetti che sono sempre stati sani, ma sono a rischio per l'età, devono vaccinarsi?
La probabilità di avere complicanze serie derivanti dall'influenza aumenta con l'aumentare dell'età. Solitamente si raccomanda la vaccinazione antinfluenzale a tutti i soggetti sani che abbiano superato i 65 anni di età. Questa, ovviamente, è una convenzione legata alla necessità della sanità pubblica di programmare campagne vaccinali: in pratica non vuol dire che un soggetto di 63 o 64 anni non abbia benefici dalla vaccinazione!
27. E’ possibile utilizzare il paracetamolo in gravidanza?
Qualsiasi farmaco in gravidanza deve essere assunto con cautela e solo se strettamente indispensabile. D'altro canto, in gravidanza è meglio che la febbre sia tenuta sempre sotto controllo. In particolare, in caso di febbre oltre i 38° C, una compressa di paracetamolo (500 mg) può essere assunta, cercando di rispettare sempre un intervallo di almeno 4-5 ore. L'assunzione non deve mai prolungarsi oltre il periodo strettamente necessario per il trattamento della febbre.
28. Si può assumere paracetamolo in fase di allattamento?
Il paracetamolo può essere preso con una certa tranquillità durante l'allattamento poichè non viene escreto nel latte in quantità significative. Se la febbre è alta (oltre i 38,5° C) lo si può assumere senza timori.
29. Come si gestiscono i raffreddori ricorrenti?
Il comune raffreddore è una esperienza che quasi tutti, con livelli di intensità e frequenza differente, sperimentano nella vita. Non esiste una terapia specifica, trattandosi di una malattia sostenuta da virus, né esistono vaccini specifici. Possiamo invece cercare di alleviare i sintomi del raffreddore cercando di evitare la forte congestione nasale ed i fastidi conseguenti al fatto che non riusciamo a respirare con il naso. La qualità dell'aria in casa e negli ambienti di lavoro è importante in modo da evitare ambienti troppo secchi che favoriscono l'irritazione delle mucose nasali. Inoltre sono anche da evitare gli sbalzi di temperatura improvvisi che hanno lo stesso effetto. Da usare con cautela i farmaci decongestionanti nasali che, in caso di abuso, generano un effetto "rimbalzo" per cui i sintomi peggiorano appena trascorso l'effetto del farmaco.
30. Come gestire l’influenza e le vaccinazioni in bambini di 1 anno?
L'influenza colpisce spesso, e con maggiore frequenza ed intensità i bambini. Il neonato, in particolare, può essere più esposto a forme più severe di influenza. Il vaccino antinfluenzale si può usare a partire da sei mesi di vita, ma in Italia la vaccinazione estesa di tutti i bambini non viene ancora raccomandata. Questa scelta è dettata dalla necessità di definire una scala di priorità, visto che risulterebbe complesso ed economicamente molto impegnativo vaccinare tutti i bambini ogni anno. Per cui la scelta di vaccinare o no i propri bambini viene demandata ai genitori ed al consiglio del pediatra di fiducia. Un caso di influenza in un neonato è da prendere sempre seriamente in considerazione e il pediatra deve essere prontamente consultato.